
Hunger Games travolge critica e pubblico
Fino a questo punto lo spettatore si comporta come un curioso osservatore di vecchie fotografie, impegnato a scorgere nel passato i difetti futuri già visibili. Un accenno di pancia, gli occhi piegati in una determinata espressione malinconica che sarebbe diventata cristallizzata tristezza. Per questo il gioco funziona quando ci si rende conto che ciò che ieri/oggi identificavamo come eccesso da parte dei media, non sarebbe diventato altro che la manipolazione profonda delle nostre aspirazioni e debolezze da parte di chi costruisce personalità programmate per piacere. Persi nella ricerca ossessiva dei meccanismi, si individuano i ben ricostruiti ingranaggi di un sistema marcio, mentre i giocatori si preparano al momento della lotta, del gigantesco rito, vacche ingrassate dal ghigno dello showman Caesar Flickerman (Stanley Tucci), che li alliscia prima di chieder loro l’anima.

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Ma il fantasma del teen movie è in agguato: i dialoghi diventano banali e non può mancare la storia d’amore. Qui il topos collaudato è scardinato da un bizzarro accostamento tra l’eroina mascolinizzata (la bravissima Jennifer Lawrence), e l’improbabile amante un po’ inetto (Josh Hutcherson), ma il risultato è una liason poco appassionata. A questo punto il film perde coraggio e sembra riparare in terreni già collaudati, dove è sicuro di piacere. Se qualcuno osa cantare fuori da coro, si tira fuori la bacchetta e dopo un po’ di tramestio la melodia riprende omogenea come sempre. Peccato.
“Hunger Games”, in uscita il primo maggio, è distribuito da Warner Bros. Italia. Per saperne di più, guardate il trailer.