World War Z

TRAMA
World War Z

Dieci anni dopo la piaga zombie che ha devastato il pianeta, scatenando una guerra e sterminando la popolazione, un inviato dell'Onu tenta gira il mondo per intervistare i testimoni chiave degli eventi e ricostruire la catastrofe che ha quasi portato all'estinzione del genere umano.

VALUTAZIONE FILM.IT
VALUTAZIONE DEI NOSTRI LETTORI
TITOLO ORIGINALE
World War Z
GENERE
NAZIONE
United States
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
113 min.
USCITA CINEMA
2013
2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

L’impressione, dopo le prime visioni del film, è che – come spesso accade – per andare incontro ai gusti del grande pubblico si sia finiti per scontentare tutti. Sia quanti, dopo la lettura di un libro che ha saputo fare ‘epoca’ e dare un nuovo taglio all’apocalisse, si aspettavano di assistere a una trasposizione de ‘La guerra mondiale degli zombi’ di Max Brooks, sia quanti, dopo la visione dei trailer e delle prime anticipazioni, sognavano uno zombi movie cruento e globalizzato.

Un territorio non consueto per il regista di Finding Neverland e Il cacciatore di aquiloni (ma anche di Stay e Machine Gun Preacher), Marc Forster, costretto a trovare un equilibrio tra il nuovo ordine mondiale narrato nel libro, in una ricostruzione ‘a posteriori’, e le esigenze della Plan B di Brad Pitt di realizzare un “funky little zombie effort”, come l’ha definito lo stesso protagonista.

Ma World War Z ‘little’ non è di certo – visto lo sforzo produttivo, la promozione e la scala mondiale su cui si muove – semmai ‘Funky’, probabilmente. D’altronde quando alla sceneggiatura vengono chiamati, in sequenza, J. Michael Straczynski (Thor, Underworld - Il risveglio), Matthew Michael Carnahan (Leoni per agnelli), Damon Lindelof (Prometheus, Cowboys & Aliens) e Drew Goddard (Lost VI) vuol dire che quanto meno non tutto fila liscio…

Nonostante e a prescindere da tutto questo, però, lo svolgersi dell’azione, per quanto reiterata e necessariamente frammentata, passa da un tableau all’altro – in un lungo quanto capzioso inseguimento di una soluzione – non senza bei momenti e scene riuscite. Ci si accorge solo alla fine di aver tenuto il fiato sospeso per la maggior parte del tempo, anche grazie a un po’ di mestiere e a un gioco di rappresentazioni subliminali che funziona finché non annega nel didascalismo. E anche grazie al nostro Pierfrancesco Favino, più che degno compagno di avventura dell’Eroe nella parte conclusiva del film.

Ora resta da scoprire come – visto che le nozioni dell’iniziale ‘Manuale per sopravvivere agli zombi’ dello stesso Max Brooks sono state inserite qui e lì nel film – la produzione possa pensare a una trilogia; certo prendendo le mosse da un epilogo particolarmente affrettato e che nemmeno lontanamente esaurisce – come detto – quanto raccontato nel testo originario, oltre che dal “sicuramente ci potrebbe essere di più da raccontare” del regista del film, ma con quale costrutto?
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