Wolf Creek 2 – La preda sei tu - Film.it

Wolf Creek 2 – La preda sei tu

TRAMA
Wolf Creek 2

L’outback australiano È un luogo solitario e isolato, il terreno di caccia ideale per un serial killer sadico con una passione per gli sport piÙ sanguinari. In questa selvaggia terra di nessuno, la calura soffocante e opprimente non È l’unico pericolo dal quale guardarsi. Annoiati dalle rotte turistiche piÙ frequentate, i giovani viaggiatori Rutger e Katarina, desiderosi di conoscere la “vera” Australia, si dirigono verso il bellissimo ma isolato Wolf Creek National Park. Lontano dalla civiltÀ, il maestoso e affascinante paesaggio caratterizzato da enormi spazi aperti nasconde terribili insidie e pericoli. Lo psicopatico cacciatore Mick Taylor È l’ultimo uomo al mondo che un viaggiatore dell’outback vorrebbe incontrare, il cui disprezzo per la vita umana ha raggiunto nuovi e ancor piÙ terrificanti livelli. Intanto, coinvolto suo malgrado in una situazione da “horror”, il viaggiatore Paul Hammersmith sta per imbucarsi ad una festa alla quale nessuno vorrebbe essere stato invitato.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Wolf Creek 2
GENERE
NAZIONE
Australia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Medusa
DURATA
106 min.
USCITA CINEMA
11/06/2015
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
Un sequel sui generis, quanto perfettamente inserito nella tradizione alla quale si riferisce. Paradossale forse, ma siamo talmente abituati a maldestri tentativi di replicare le dinamiche di grandi classici o - soprattutto per l'horror - di puntare sull'eccesso di efferatezze per cercare di conquistare i fan degli originali, che anche un film senza troppi picchi come questo Wolf Creek 2 - La preda sei tu finisce con l'aver ragione di esistere e con l'offrire motivi per esser visto.

Un film che avrebbe potuto chiamarsi in altra maniera, ma che sicuramente avrebbe perso qualcosa a livello di senso e di atmosfera - di anima, azzarderemmo, ovviamente quella del precedente film - pur rimanendo encomiabile per l'asciuttezza mostrata. Essenziale, forse anche troppo a tratti (e soprattutto nella prima parte), nel suo mettere in scena la quotidianità del sadico Mick Taylor, tutt'altro che folle nella sua organizzazione e ben lucido nella gestione di questioni di importanza nazionale.

Mentre la catena di violenze è infatti decisamente tanto poco omogenea quanto convincente, le visioni politiche ed etniche del protagonista (già opzionato per il terzo capitolo) hanno un'ironia che aggiunge una nota importante ai pur divertenti riferimenti cinematografici sparsi qui e lì, da Arancia Meccanica a Duel.

Così, dopo un prologo promettente lo sviluppo resta piuttosto piatto, fatto salvo un breve picco in occasione proprio dell'inseguimento centrale - anche per una imprevista e disturbante mattanza di animali - e del cambio di ritmo legato a un imprevisto prefinale. Che avrebbe avuto bisogno di una diversa conclusione per non deludere. Come fa lo scontato 'non' finale e il promettente - purtroppo di un ulteriore sequel - epilogo.

Articolato e cruento, certo, ma di nuovo nei ranghi, coerentemente con delle riprese piuttosto scolastiche, che alternate ad altre più classiche (nonostante insufficenti sprazzi di fotografia meno omologata) non aumentano certo il pathos. Affidato in definitiva al fascino morboso per il maniaco di turno, troppo scoperto e tutto sommato bidimensionale - mancando il necessario 'mistero' - per poter dare i risultati sperati.

Mattia Pasquini