Logan - The Wolverine

TRAMA
Logan - The Wolverine

2029. Sono vent’anni che non nasce un nuovo mutante. Logan, alias Wolverine, è vecchio e stanco, debilitato da un potere di guarigione che non funziona più come un tempo. Sbarca il lunario come autista di Limousine in un remoto paesino al confine con il Messico, e accudisce un anziano e malato professor Xavier insieme al mutante Calibano. Quando una donna misteriosa gli chiede di scortare al sicuro una ragazzina, Laura, con dei poteri mutanti molto simili ai suoi, Logan si metterà in viaggio insieme a Xavier per proteggerla dagli sgherri della Transigen, i pericolosi Reavers guidati da Donald Pierce.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Logan
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
137 min.
USCITA CINEMA
01/03/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Marco Triolo

Come una furia, Logan – The Wolverine si scaglia sul suo pubblico e lo trascina in un viaggio tra il western e l'orrore più viscerale. Qualcosa che non si è mai visto prima nel filone dei supereroi cinematografici – a meno di non ricercarlo in prodotti di nicchia come Kick-Ass. Ma nel mainstream della Marvel, nemmeno Deadpool aveva osato tanto: sì, anche quello era un film di supereroi per adulti, ricco di violenza (e sesso), ma a stemperare i toni c'era una dose di grande umorismo e la volontà di non prendersi sul serio. Non che lo humour manchi del tutto in Logan: c'è, ma è più sottile e sta tutto nel rapporto padre/figlio straordinario tra Wolverine e Xavier. Ma nemmeno per un secondo Logan smette di prendersi sul serio, e per fortuna.
 
Se vogliamo, quello che James Mangold e Hugh Jackman (vero motore del progetto) sono riusciti a sintetizzare con Logan è il perfetto mix di intrattenimento da fumetto e cupezza della messa in scena e delle implicazioni – esattamente ciò che la DC con Batman v Superman non è riuscita a fare. C'è un equilibrio impalpabile, perfetto, tra quest avventurosa e nichilismo.
 
L'anno è il 2029: Logan non veste più i panni dell'eroe da molto tempo. Il mutante ora fa l'autista di limousine e accudisce il novantenne Xavier in una cittadina messicana. Il suo vecchio mentore soffre di una non precisata malattia degenerativa del cervello e, con i suoi poteri, sarebbe rischioso tenerlo all'aria aperta, così Logan lo ha confinato in una cisterna. Ma un giorno il passato bussa alla porta dei due X-Men in pensione: una ragazzina mutante, con poteri molto simili a quelli di Wolverine, deve essere trasportata attraverso mezza America in un rifugio sicuro per i suoi simili. A inseguire questa improvvisata banda di perdenti ci sono i Reavers, scagnozzi potenziati della bieca multinazionale Transigen, intenzionata a controllare la mutazione per usarla come arma.

Il futuro dipinto da Logan – The Wolverine non sembra tanto diverso dal nostro presente, e come nella migliore science fiction ne mette in luce gli angoli più inquietanti. Ma è anche lasciato molto alla fantasia dello spettatore, perché ciò che conta davvero è la sfida interiore del protagonista: un viaggio dell'eroe sofferto, una mutazione (passateci la battuta) allo stesso tempo classica (c'è il rifiuto della chiamata, l'accettazione riluttante della missione e infine l'apertura all'altro e al cambiamento) e rinfrescante. Finalmente un film che non solo ci mostra Wolverine come avrebbe sempre dovuto essere – con tanto di effetti gore quando il nostro fa a fette gli avversari preso dalla rabbia – ma che ne capisce alla perfezione il carattere. È tutta una grande metafora: il vero nemico di Wolverine è sempre stato Wolverine stesso e il passato è un veleno che ci uccide a poco a poco, se non sappiamo accettarlo e passare oltre. Questo si riflette nel plot del film in maniera palese ma funzionale e intelligente.
 
La prova fisica di Jackman è encomiabile: un amore per il personaggio che ha interpretato per diciassette anni e che ora porta fino a una conclusione epica e catartica. Jackman zoppica, grugnisce, il volto segnato dalle cicatrici e dalla sofferenza. Se mai Hollywood si deciderà a considerare seriamente le performance degli attori in questo tipo di film (Oscar postumo a Heath Ledger escluso), la prova di Jackman in questo film potrebbe finire tranquillamente nella cinquina dei nominati, e magari anche vincere. Se lo meriterebbe. Anche Patrick Stewart ci mette la sua classe, ma Jackman è proprio su un altro pianeta.

Il tutto è confezionato come il più classico western, in cui un uomo solitario e cinico si trasforma per l'occasione in eroe e salva “la vallata” dai cattivi. Non è un caso che i protagonisti vedano Il cavaliere della valle solitaria in TV e che la frase finale di quel film venga citata apertamente nel finale di questo. L'ultimissima immagine di Logan è da pelle d'oca per chiunque abbia amato la saga degli X-Men sia al cinema che su carta. Un omaggio totale, una dichiarazione d'amore alla potenza evocativa del fumetto in quanto epica moderna. Non sarà dimenticata facilmente.