Una notte da leoni 3

TRAMA
Una notte da leoni 3

Terzo capitolo della saga di Una notte da leoni, per il quale si È parlato di una storia completamente differente dalle prime due e in una location diversa.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Hangover Part 3
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
USCITA CINEMA
31/05/2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2013
RECENSIONE
di Adriano Ercolani

Todd Phillips doveva necessariamente cambiare rotta per continuare a raccontare le gesta del Wolfpack. Col secondo aveva avuto la brillante idea di girare un remake non dichiarato del primo, lavorando con coraggio nel rendere “epiche” le avventure assurde del trio di protagonisti. La formula non poteva ovviamente essere riproposta in un altro film, per cui il regista/sceneggiatore ha deciso di cercare un altro sbocco narrativo: stavolta il pitch non è quello del gioco a incastri nella ricerca sgangherata del solito Doug/Justin Bartha. No, stavolta si tratta di un sorprendente sconfinamento dentro il noir, dove l’amico rapito deve essere salvato consegnando al gangster di turno la loro funambolica nemesi, Mr. Chow.

Qualcosa si è perso per strada in questo passaggio: in Una notte da leoni 3 mancano la vitalità e l’edonismo fanciullesco che avevano contraddistinto i primi due. Il film rimane abbastanza divertente, comunque, soprattutto grazie ad alcune situazioni comiche in cui i tre attori principali possono sciorinare il loro consumato repertorio. Nel complesso però il lungometraggio è più amaro, mette i personaggi alle prese con problemi e situazioni decisamente più adulte. È come se Phillips avesse voluto finalmente far entrare Phil, Stu e Alan nel mondo degli adulti, attraverso un rito di iniziazione tutt’altro che festoso, anche se naturalmente pieno di momenti ilari. Il terzo capitolo sotto questo punto di vista rappresenta una chiusura del cerchio non scontata, un passaggio degli “eroi” verso una nuova condizione umana, non per forza migliore della precedente. Che sia un traguardo ambito o un qualcosa di positivo il film non lo dichiara infatti apertamente, anche se il retrogusto amarognolo sotteso a tutto il cinema di Phillips questa volta diventa sapore forte. Certo, il tono dell’operazione e il fatto che le avventure del Wolfpack non siano più innocue bambinate effettivamente spiazza, ma a ben guardare doveva andare a finire così. I simpatici bamboccioni non potevano rimanere tali per tutta la vita, prima o poi avrebbero dovuto confrontarsi con la propria età…

The Hangover - Part III è senz’altro il capitolo più debole della trilogia, ma non per questo è meno interessante nella sua idea di base. Anche se discontinuo e a tratti non troppo ispirato, il film possiede una disillusione di fondo che lo rende un prodotto difficile da maneggiare. Non sarà del tutto riuscito, ma certamente non può essere semplicisticamente bollato come superficiale intrattenimento, così come i due lungometraggi suoi predecessori. Phillips, nel portare avanti la sua idea di “commedia degli orrori” sull’uomo moderno, ha realizzato opere che sono state sottovalutate nella loro portata simbolica, e questo terzo episodio non lo smentisce.

Solita ultima annotazione sugli attori: com’era successo nel secondo The Hangover il più convincente è Ed Helms, il vero “uomo comune” del Wolfpack, quello senza alcuna qualità se non quel minimo di buon senso che alla fine lo porta a scegliere la strada giusta dopo il caos che ha più o meno consciamente abbracciato. Il personaggio di Stu è quello meglio delineato rispetto agli altri, ed è un bel vantaggio. Però Helms è davvero bravo a riempirlo di umanità.