A Quiet Place - Un posto tranquillo

TRAMA
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"Ascolta attentamente, muoviti con cautela e non fare nessun rumore. Se non possono sentirti, non possono farti male" è il mantra che la famigliola composta dai due protagonisti si trova costretta a rispettare. A ogni costo. Tutto per non svegliare una inquietante presenza sovrannaturale che aleggia sulla loro fattoria...

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
A Quiet Place
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
95 min.
USCITA CINEMA
05/04/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Un silenzio soffocante, dal quale si viene rapidamente coinvolti, rapiti, circondati. Un silenzio pieno di paura, un terrore che paralizza e che rende spaventoso ogni gesto, anche il più comune: A Quiet Place - Un posto tranquillo toglie il respiro. Perché - insieme ai protagonisti del film - si ha paura di fare un passo, un sorriso, di piangere, litigare, amare, vivere. Ed è questo l'orrore più grande di un film raggelante, ma dal grande cuore.

Un Monster movie che si distingue per la forza narrativa delle immagini estremamente curate e nel quale non sono i mostri a fare più paura: è anche questo il terzo film da regista del John Krasinski noto al grande pubblico per The Office, Sotto il cielo delle Hawaii o il 13 Hours di Michael Bay. E per essere il marito di Emily Blunt, prossima Mary Poppins e da poco ragazza del treno nel thriller femminile di Tate Taylor.

Come allora siamo nello stato di New York, a Nord di Manhattan, nel cosiddetto Upstate, dove oggi la vediamo cercare di sopravvivere mentre si occupa della propria famiglia e della casa. Una tranquilla fattoria, come molte ne abbiamo viste in altre occasioni, circondata da un campo di mais, il granaio, un silos, una rimessa… e un bosco popolato di creature arrivate dallo spazio, cieche ma sensibilissime a qualsiasi rumore e pronte a sbranare chiunque ne produca, incautamente.

Questo crea un mondo nuovo, cronologicamente situato tra il 2019 e il 2021, e delle regole rigide. Come in ogni famiglia, in fondo. Ché la semplicità dell'esperimento di Krasinski - e insieme la sua apprezzabile peculiarità - sta proprio nell'allegoria e nella rappresentazione di dinamiche quotidiane in un contesto totalmente straniato. Qualcosa di simile a quanto tentato dallo Schwarzenegger più interessante degli ultimi anni in Maggie, ma ancor più isolato nel tempo e nello spazio, e ancora più vicino a noi, per psicologia e fragilità. A prescindere dall'avvincente finale, cazzuto e fintamente aperto.