Third Person

TRAMA
Third Person

Uno scrittore rifugiatosi a Parigi per finire il suo ultimo libro, nonostante la burrascosa relazione con la giovane amante; un ambiguo uomo d’affari che decide di aiutare una bellissima gitana a salvare la figlia dalle mani di un pericoloso trafficante; un’ex attrice di soap opera che combatte per la custodia del figlio contro il suo ex marito. Tre coppie, tre città, tre appassionanti storie sulla misteriosa natura dell’amore firmate dal regista Premio Oscar Paul Haggis.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Third Person
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
M2 Pictures
DURATA
137 min.
USCITA CINEMA
02/04/2015
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Ci perdonera' Paul Haggis, speriamo, se il primo pensiero nel riflettere sul suo ultimo film sia relativo alla evidente identita' del suo cognome con un celebre piatto della cucina scozzese. Un insaccato di interiora varie, macinate insieme a molti altri ingredienti poveri e spezie e bollite nello stesso stomaco della pecora per circa tre ore che - per quanto il film duri 'solo' due ore e un quarto - ci ha ricordato proprio a The Third Person.

Le vicende intrecciate di tre coppie - famose e riconoscibili - si dipanano in tre grandi metropoli - altrettanto celebri - intorno a un fil rouge, e connesse tra loro da un particolarissimo uso dello spazio e del tempo. Ma in questi casi sarebbero graditi maggiori equilibrio e coerenza, tra e nelle singole parti.

Di Neeson e Wilde i momenti migliori (anche se e' merito soprattutto di lei), ma sono di fatto loro la storia centrale e il cardine del resto dell'intreccio, e delle protagoniste femminili in generale. Almeno - come nel caso della Kunis - per il ruolo rivestito nello sviluppo.

E' lei al centro dei piu' intriganti e illogici (questa volta detto in senso positivo) incroci, la parte piu' interessante di una storia giocata tra grandi alberghi e non luoghi che avrebbe possibilita' maggiori di quelle che le suggestioni accennate suggeriscono, per poi realizzarle in una conclusione troppo romantica e sicuramente fin troppo 'sognante'.

Restando agli attori, il nostro pubblico godra' nel riconoscere in una produzione cosi' ampia Riccardo Scamarcio e Vinicio Marchioni, simpatico dazio alla location italiana e apprezzabili, anche se usati in maniera limitata e condizionata dagli stereotipi. Per il resto, le connessioni narrative nella storia italiana come le incongruenze logiche nella location francese e la mancanza di una effettiva storia nella parte newyorkese (fondata sul 'personaggio' James Franco protagonista) in definitiva non scontenano nessuno… e scontentano tutti.