The Host

TRAMA
The Host

Nel futuro la specie umana sta scomparendo. Un'altra razza, aliena, potente e intelligentissima, ha preso il sopravvento, e i pochi umani rimasti vivono raccolti in piccole comunità di fuggiaschi. Tra loro c'è Jared, l'uomo che la giovane Melanie, da poco caduta nelle mani degli "invasori", ama e non riesce a dimenticare. Neppure adesso che il suo corpo dovrebbe essere niente più di un guscio vuoto, un semplice involucro per l'anima aliena che le è stata assegnata. Perché l'identità di Melanie, i suoi ricordi, le sue emozioni e sensazioni, il desiderio di rincontrare Jared, sono ancora troppo vivi e brucianti per essere cancellati. Così l'aliena Wanderer si ritrova, del tutto inaspettatamente, invasa dal più umano e sconvolgente dei sentimenti: l'amore. E, spinta da questa forza nuova e irresistibile, accetta, contro ogni regola e ogni istinto della sua specie, di mettersi in cerca di Jared.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Host
GENERE
NAZIONE
United States
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Eagle Pictures
USCITA CINEMA
2013
2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
RECENSIONE

Come cambiano le Utopie… The Island, Upside Down, In Time (dello stesso Andrew Niccol di questo The Host) – e tanti prima di loro – ci hanno raccontato un mondo regolamentato basato sulla sperequazione sociale, ma è possibile che la 'perfezione sociale' passi per l'azzeramento delle libertà? La fantascienza da sempre va a nozze con premesse del genere, ma viene da chiedersi se non sia altro segno della contingenza moderna il fatto che l'unica speranza di avere un mondo e pacificato (e la possibilità di esser governati da esseri superiori) sembri passare da un'invasione aliena.

Siamo più dalle parti del Villaggio dei dannati che dell'Invasione degli ultracorpi, nonostante la scala mondiale, ma il riferimento più prossimo sembra il simbionte di Dax tanto caro ai Trekkers.
In un futuro ipotetico, infatti (e non riveliamo nulla che non appaia nei primi 5 minuti di film), gli uomini sono 'posseduti' da entità aliene che li controllano totalmente e che rifuggono la violenza. Solo una piccola sacca di resistenza si oppone. Terreno fertile per la penna di Stephenie Meyer, già autrice della saga di Twilight e qui anche produttrice del film nato da un suo libro del 2009. Andrew Niccol venne scelto solo dopo, come sceneggiatore in primis e come regista poi, dando al film una impronta piuttosto riconoscibile… e non solo nella rarefazione e asetticità della sua idea di futuro già espressa (magnificamente) in Gattaca.

L'incontro dei due non sembra un matrimonio dei meglio assortiti, in realtà. Un conflitto irrisolto traspare, infatti, dal film e dalla sua storia produttiva. Già il fatto che per qualche mese del 2011 il timone sia passato alla regista televisiva – e dell'indimenticabile Tata Matilda e il Grande BottoSusanna White potrebbe essere indicativo, se non fosse che è il tono stesso e lo svolgersi della storia che oscilla senza troppa decisione tra la 'epica storia d'amore' del lancio e l'ambientazione futuristica tanto cara al regista neozelandese. E non aiuta l'assolvere alla necessità di ampliare il pubblico potenziale rendendogli possibile l'empatizzare anche con il 'cattivo'. Perché rendere umano, anche solo nelle sue debolezze, l'alieno più irregimentato (vedi il Mr. Smith di Matrix, tanto per citare uno dei più noti) o più asettico come in questo caso? La dinamica è già vista, la sorpresa manca, la coerenza cade…

E' un piacere vedere Saoirse Ronan (la bambina di Espiazione e Amabili resti) crescere in maniera affascinante, ma un personaggio così - a parte la sua sfida personale di cambiare registro all'interno anche di una singola scena – piatto di certo non aiuta il contorno, patinato, ma poco più… Abbattuto definitivamente dal finale buonista troppo fiction old style. Forse sarebbe stato più interessante concentrarsi sull'ambiguità filosofica posta dal titolo (chi è Ospite, chi ospita?), peccato si sia scelto di dedicarsi ai pruriti interraziali. L'augurio è che almeno la scelta paghi al botteghino.

di Mattia Pasquini

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