The Danish Girl

TRAMA
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Una intensa storia d'amore quella ispirata dalle vite della coppia di artisti Lili Elbe e Gerda Wegener. Il loro matrimonio, come la loro opera, diventa un comune trampolino per sviluppare le loro inclinazioni. E per compiere insieme il viaggio che rese Elbe un vero antesignano del transgender.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Danish Girl
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
120 min.
USCITA CINEMA
18/02/2016
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
La scoperta di un’identità sessuale diversa da quella che la genetica ci assegna al concepimento può essere difficile e traumatizzante a volte, ma fino ad oggi lo è stato soprattutto per colpa di una società orientata a respingere queste “anomalie” che pur fanno parte della natura umana. Il cambiamento nei costumi ha portato a una maggiore apertura mentale e, fortunatamente, oggi tutto questo è più accettato di un tempo. Il movimento transgender ha preso forza e sicurezza di sé, ma si tratta di conquiste piuttosto recenti. Eppure non tutti sanno che il primo uomo a diventare donna attraverso la chirurgia visse ormai quasi cento anni fa.
 
The Danish Girl prende il via nella Copenhagen di fine anni ’20 e si concentra sulle vite di Einar Wegener (Eddie Redmayne) e sua moglie Gerda (Alicia Vikander), due artisti piuttosto famosi e ben visti dalla critica, legati da un amore incrollabile. Al punto che, quando per gioco Einar diventa Lili e scopre, anzi rispolvera, la sua vera identità sessuale, Gerda ne appoggia il cammino verso la totale scoperta di se stessa e il cambio di sesso. In questo senso, il film di Tom Hooper (regista de Il discorso del Re e Les Miserables) è uno studio sulla forza dell’amore e su come questo, nella sua forma più pura, travalichi i generi e gli orientamenti sessuali. Ma è anche un film su due pionieri: Einar / Lili lo fu nell’ambito della cultura transgender e arrivò ad ammettere una verità che molti, o meglio tutti gli altri, all’epoca tendevano invece a reprimere e soffocare. Senza alcun punto di riferimento o figura a cui rivolgersi, Lili portò avanti una lotta fino a fare da cavia per un’operazione ancora non testata. Tutto, pur di vivere secondo la propria natura. Gerda, allo stesso tempo, fece da sostegno morale al marito e sfidò le convenzioni sessuali con una serie di ritratti ambigui di Einar in versione femminile.
 
Il film si concentra molto sull’arte e sul suo ruolo nelle vite dei due protagonisti. Hooper inoltre sfoggia un paio di scene di nudo, di cui una particolarmente forte in un prodotto destinato alle masse come questo (e un plauso a Redmayne per averla accettata). Eppure, la trappola del biopic standard è sempre dietro l’angolo e Hooper ci casca almeno in parte. La tendenza a voler dire cose a voce, quando le immagini le hanno già esplicitate, fa storcere il naso qua e là. Niente, comunque, che guasti davvero la visione, che procede tutto sommato senza ostacoli fino alla fine. Certo, questa tendenza all’agiografia di persone realmente vissute, che si avvertiva in maniera molto più smaccata in La teoria del tutto (sempre con Redmayne), fa dubitare della completa verosimiglianza della storia narrata. Ma la Vikander è una rivelazione, e l’onestà con cui viene raccontata la storia di “una donna che viene alla luce”, anziché di un uomo che scopre di essere donna dentro, è un buon motivo per vedere il film.