Sono tornato

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TRAMA
Sono tornato

Roma. Giorni nostri. Dopo 80 anni dalla sua scomparsa Benito Mussolini è di nuovo tra noi. La guerra è finita, la sua Claretta non c’è più e tutto sembra cambiato. All’apparenza. Il suo ritorno viene casualmente filmato da Andrea Canaletti, un giovane documentarista con grandi aspirazioni ma pochi, pochissimi successi. Credendolo un comico, Canaletti decide di renderlo protagonista di un documentario che finalmente lo consacrerà al mondo del cinema. I due iniziano così una surreale convivenza, che tra viaggi per l’Italia, ospitate tv e curiosi momenti di confronto con gli italiani di oggi, porta il Duce a farsi conoscere e riconoscere sempre di più, al punto tale da diventare il protagonista di un show in tv e di mettersi in testa di poter riconquistare il paese… Una commedia politicamente scorretta che pone un’inquietante domanda: e se lui tornasse davvero?

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Sono tornato
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Vision Distribution
DURATA
100 min.
USCITA CINEMA
01/02/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Alessia Laudati
 
Il gioco di Sono tornato non è tanto quello di elaborare un nuovo giudizio storico sulla figura di Mussolini che la analizzi da un diverso punto di vista o ne racconti gli aspetti inediti. Al regista Luca Miniero e allo sceneggiatore Nicola Guaglianone interessa più girare una commedia nera dove chiedersi se, nel caso di un ritorno – irreale, surreale – di Benito Mussolini nell’Italia del 2018, il Paese avrebbe o meno maturato gli anticorpi necessari per frenarne una nuova ascesa e una nuova popolarità. Specialmente se quest’ultimo si ripresentasse sotto le spoglie di un comico che ne riproduce il pensiero e l’ideologia totalitaria senza mai svelare la sua vera identità. Per questo il film è un ritratto dell’Italia di oggi graffiante, ma non totalmente feroce come si saremmo aspettati. Coraggioso per tanti versi ma poi meno satirico del previsto. 
 
Perché rispondere alla domanda: ‘Mussolini sarà pure morto, ma l’antifascismo come si sente?’, è un affare complesso che mescola la conoscenza profonda della pancia del Paese con una volontà di definirne gli aspetti più grotteschi. Sono tornato riesce a metà in questo intento. Per esempio l’idea di usare alcune candid camera per mostrare le reazioni di divertimento e di demenza di fronte a Massimo Popolizio travestito da Mussolini che vaga per alcuni luoghi pubblici, è sicuramente un termometro per misurare il livello popolare di condanna e di censura nei confronti della sua figura ma forse il mezzo è un po’ troppo semplicistico se applicato a un film che vuole comunque trovare una sua profondità. Con cosa solidarizzano gli italiani che non rimproverano il cattivo gusto di una mascherata? Con la maschera o con il personaggio e le sue idee totalitarie? Vero anche che chi è seduto sulla sedia durante la proiezione prova un vero disagio di fronte a questa figura con la quale lotta per tutto il film senza mai abbandonare il senso di fastidio e intolleranza. E prende atto che la stessa sensazione di desiderio di tracciare una distanza non viene condivisa dalle candid del film.  
 
Difficile dirlo così; sicuramente ne emerge il ritratto di un Paese che in alcuni casi dimentica troppo facilmente gli orrori attraversati in passato, e che oggi minimizza di fronte a certe nostalgie con il Regime. Eppure misurare il livello di antifascismo del Paese dalle reazioni di fronte a un personaggio che è chiaramente travestito per burla e che si aggira per le vie dell’Italia, è un metro di giudizio abbastanza distorto nelle intenzioni che risulta un po’ più debole rispetto ad altre parti del film che invece ben descrivono alcune mostrificazioni del pensiero e alcune inquietanti gestioni del ‘Male’ di ritorno. L’assenza di autocensura dei media che nel nome del politicamente scorretto portano Mussolini ad essere una superstar e che sembrano aver abdicato a qualunque ruolo di guida e pensiero critico del Paese; visto che per loro tutto è concesso e degno di uno spazio. Il benaltrismo dilagante, dove qualunque condanna politica e morale viene sviata mettendo sullo stesso piano aspetti che nulla c’entrano con il fascismo. E in effetti quando la commedia non ha paura di criticare tanti aspetti del cosiddetto ‘fascismo di ritorno’, basterebbero le tante affermazioni dei nostri politici che di fronte a fenomeni che inneggiano al Ventennio hanno un atteggiamento di bonaria minimizzazione, per parlare di indulgenza odierna nei confronti della figura di Mussolini, convince. A volte invece soffre di troppa poca ferocia per essere veramente scorretta. In questo il personaggio di Frank Matano aiuta a portare ingenuità e ad ammorbidire il racconto con alcune gag più prevedibili. Comunque si esce con tanta inquietudine e un alert; mai abbassare la guardia; la Storia potrebbe ripetersi.