Smetto quando voglio - Masterclass

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TRAMA
Smetto quando voglio - Masterclass

La banda dei ricercatori è tornata. Anzi, non è mai andata via. Se per sopravvivere Pietro Zinni e i suoi colleghi avevano lavorato alla creazione di una straordinaria droga legale, diventando poi dei criminali, adesso è proprio la legge ad aver bisogno di loro. Sarà infatti l’ispettore Paola Coletti a chiedere al detenuto Zinni di rimettere su la banda, creando una task force al suo servizio che entri in azione e fermi il dilagare delle smart drugs. Agire nell’ombra per ottenere la fedina penale pulita: questo è il patto. Il neurobiologo, il chimico, l'economista, l'archeologo, l’antropologo e i latinisti si ritroveranno loro malgrado dall’altra parte della barricata, ma per portare a termine questa nuova missione dovranno rinforzarsi, riportando in Italia nuove reclute tra i tanti “cervelli in fuga” scappati all’estero. La banda criminale più colta di sempre si troverà ad affrontare molteplici imprevisti e nemici sempre più cattivi tra incidenti, inseguimenti, esplosioni, assalti e rocambolesche situazioni come al solito… “stupefacenti”.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Smetto quando voglio - Masterclass
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
DURATA
118 min.
USCITA CINEMA
02/02/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Alessia Laudati (Nexta)

Da ricercatori rigettati, che si reinventano criminali con una certa approssimazione, a veri e propri supereroi. Come in un fiim dei Ghostbusters, in Smetto quando voglio - Masterclass c’è tanto della celebre pellicola sui fantasmi, per esempio l'idea della squadra in azione e soprattutto molti omaggi al suo immaginario avventuroso, fluorescente e artigianale, tipo quando i protagonisti appaiono in possesso di macchinari improbabili che fino al momento della loro sfoderamento sul campo non sappiamo mai quanto sgangherati o fallaci possano essere, il secondo capitolo della saga di Sydney Sibilia mette insieme l’umorismo e l'azione tipici di quel cinema da blockbuster a un tema prettamente italiano: la tragedia dei cervelli in fuga.

Oppure, in generale, mostra il dramma contemporaneo di un paese che davvero fa fatica ad accettare gli esiti imprevisti di un sistema accademico e lavorativo che non è più lineare come un tempo; ma anzi spesso nemico e pronto sempre a mostrare la sua faccia peggiore. Quindi, ci si riorganizza con comicità. 
 
Smetto quando voglio 2 è un film più interessante del primo perché qui è maggiormente evidente il tentativo di mettere insieme l’azione di un certo cinema action, con una sensibilità tutta nostra. E per una volta questa operazione è motivo sia di orgoglio, sia di sicura riflessione.

In Smetto quando voglio 2 ritroviamo il gruppo di rovinosi ricercatori protagonisti del primo capitolo, Edoardo LeoValerio ApreaPaolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, con l’aggiunta delle new entry Marco Bonini e Giampaolo Morelli. E non è solo la squadra ad aumentare di volume; anche la sfida è doppia.

Perché i ricercatori, che nel primo capitolo si infilavano nel paradosso di usare le proprie conoscenze scientifiche per creare droghe sintetiche poiché traditi da un sistema accademico non basato assolutamente sulla meritocrazia, sulla linearità, in questo secondo capitolo passano definitivamente dal lato del Male a quello del Bene; in senso di missione collettiva. Cioè collaborano con la polizia e con il nemico pur di sgomberare il traffico delle smart drugs romano.

È un cambio di passo importante che sposta la sfida dei protagonisti un po’ più in là e un po’ più verso il racconto supereroistico, corale e divertente. Smetto quando voglio 2 è in questo senso una buonissima sintesi tra la tematica sociale, che può esistere solo se si ha la capacità di guardarsi dentro a livello di scrittura, quindi plauso a Luigi Di Capua, Francesca Manieri e lo stesso Sibilia che sanno usare la sciabola del paradosso senza timori e la comicità da blockbuster che guarda agli Stati Uniti. Solo che nessuno fino a qui in Italia ha condotto così bene l'esperimento e per due capitoli, saranno tre in totale, in certi versi simili ma anche in grado di differenziarsi e fare un passo avanti ulteriore.

Di budget, di tono, di caratterizzazione. E quando Smetto quando voglio 2 si chiude, lo spettatore sa che nel prossimo capitolo i ricercatori saranno qualcosa di molto simile a certi supereroi; come i cugini Marvel ma senza il difetto della copiatura. Cioè saranno imperfetti, ciascuno con un tic fatale e forse non proprio pronti a rispondere a una chiamata più grande del proprio tornaconto personale. Con questo ultimo fim, dopo Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento, oltre che il primo capitolo di Smetto quando voglio, il cinema italiano sta trovando un suo stile e un suo animo profondo che sa mescolare il racconto della realtà all'azione adrenalinica. Non siamo solo cinema d'autore e lacrime; e questo va detto soprattutto nei confronti di chi sostiene che nella nostra libreria culturale collettiva ci sia posto per un solo libro. O elitario o popolare. Mentre è chiaro che i due sistemi possono allegramente coesistere. E poi questo gruppo di Smetto quando voglio ha persino un leader, Pietro Zinni (Edoardo Leo), che sa davvero fa il suo lavoro di attore e di capo spirituale della gang.