Un affare di famiglia

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TRAMA
Un affare di famiglia

Dopo uno dei loro piccoli colpi, Osamu e suo figlio si imbattono in una ragazzina infreddolita. Loro sono inizialmente riluttanti a portare la ragazza a casa propria per offrirle un rifugio, ma è la moglie di Osamu a prendersi cura della piccola nel momento in cui viene a conoscenza delle sue vicissitudini. Per quanto povera, e appena autosufficiente, la famiglia di criminali sembra vivere felice fino a che un incidente casuale non rivela alcuni loro segreti, mettendo alla prova i legami che la tengono insieme.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Manbiki Kazoku
GENERE
NAZIONE
Giappone
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Bim
DURATA
121 min.
USCITA CINEMA
13/09/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Una edizione del Festival di Cannes come quella di quest'anno avrebbe messo in difficoltà qualunque giuria, tutta la nostra solidarietà quindi a quella guidata da Cate Blanchett… e un ringraziamento per aver scelto - evitando le tentazioni polacche, libanesi e purtroppo italiane - lo Shoplifters del giapponese Hirokazu Kore-eda (o Koreeda, e Koreda, secondo molte delle grafie comunemente accreditate). Un film impossibile da dimenticare, come i piccoli taccheggiatori ai quali il titolo si riferisce, una famiglia anomala, 'di fatto' in qualche maniera, che vive di piccoli furti e dell'unica eredità in grado di trasmettere.

Non è una novità per il regista - soprattutto dopo le prove più recenti della sua filmografia - concentrarsi sulle relazioni familiari e sulle dinamiche affettive, ma attenzione a sottovalutare questa nuova declinazione del tema. Lo spunto iniziale, che ritroviamo nella drammatica e intensa conclusione, è quello della maternità/paternità, dei suoi diritti e doveri, e di cosa sia che la caratterizzi.

Dal rapimento della piccola Shota si sviluppa un  intreccio che ci invita a scivolare. Sia per il rischio insito nel racconto di ritrovarci a venire a patti con molte delle nostre convenzioni sul tema, sia sulla apparentemente placida superficie della narrazione, portati da un ritmo al quale non viene voglia di opporsi. Gli shoplifters vivono fuori della legge, la evitano, la fuggono, eppure non si può puntargli contro il dito, ormai coinvolti e trascinati nella loro realtà.

Una magia che, ancora una volta, riesce al cinquantacinquenne di Tokyo, capace di dipingere - anche visivamente - una situazione borderline con pennellate cariche di colore e intensità. Di farci innamorare, soffrire, indignarci, preoccuparci per tanta infelicità. E, nonostante il conflitto sociale e quello interiore di ogni spettatore, senza condiscendenza. Ché alla fine il verdetto non viene risparmiato, a nessuno: ai protagonisti, ai genitori della piccola, al pubblico.