Selma - La strada per la libertà

TRAMA
Selma

Ambientato negli Stati Uniti nel 1965, durante la presidenza di Johnson, il film è la storia della marcia della comunità nera della città di Selma per protestare contro gli abusi subiti dai cittadini afroamericani. Per la prima volta sul grande schermo la vita di Martin Luther King in un film in odore di Oscar.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Selma
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Notorious Pictures
DURATA
128 min.
USCITA CINEMA
12/02/2015
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2014
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Una storia vera, un presupposto spesso sfruttato dall'industria cinematografica contemporanea. Come altri. Ma la Storia, in questo caso ha la lettera maiuscola, visto che Selma - La strada per la libertÀ di Ava DuVernay racconta un momento fondamentale sulla strada verso la conquista dei diritti civili. Strada che sicuramente È passata per Selma, in Alabama, dove si svolse la tappa fondamentale dello scontro del 1965 per il riconoscimento dei diritti civili per i neri americani, non da abbastanza tempo per potersi definire conclusa.

Non se lo meriterebbe, ma È difficile in questo caso prescindere dall'importanza che ebbe la marcia dei neri afroamericani nel cuore del sud retrogrado e tradizionalista e il focus sul peso di una figura come Martin Luther King Jr. nello scardinarne le abitudini. Un atteggiamento ostile che sullo schermo prende corpo grazie al carisma di Tim Roth (interprete del governatore dello Stato George Wallace), ormai impossibile da scindere da un suo recente e fortunato personaggio televisivo per il continuato gigioneggiare che ormai speso infonde alle sue interpretazioni, o caratterizzazioni, purtroppo.

Interessante l'inserimento del 'dietro le quinte' istituzionale, delle trame dell'FBI e gli impacci del presidente Johnson (ottimo Tom Wilkinson), come anche dei dubbi e le divisioni nel movimento sulla strada da seguire e i tempi giusti nel farlo. Tutti elementi che forse, senza conoscere la cronaca della vicenda, potranno sopraffare lo spettatore, a tratti un poco confuso, ma che nel complesso rendono sicuramente piuttosto didattica ed esauriente la messa in scena.

Il problema semmai È che l'intero film scorre sull'onda delle mozioni e dell'empatia, sin dall'incipit diviso tra il Nobel al leader nero e il racconto - al ralenty (strumento utilizzato in piÙ di una occasione) - di una delle tante ferite della comunitÀ, quella dalla quale tutto prese vita. Una forza che sembra bastare da sola, che sembra trascinare lo spettatore piÙ di altre componenti, che forse avrebbero necessitato maggiori attenzioni, vista anche a una certa scolasticitÀ che non aggiunge molto alle qualitÀ intrinseche dette.

E forse È da cercarsi in questo la ragione principale per cui la nomination al Globe (la prima per una donna afroamericana) non abbia avuto un seguito, nemmeno con quella per i prossimi Oscar (con buona pace delle polemiche seguite alla poca considerazione dell'Academy per un film tanto 'Black' per le candidature 'solo' per Miglior film e Miglior canzone). Nella musica uno degli elementi migliori, non a caso, uno dei pochi in grado di fare la differenza, anche troppo. Visto che sono molti i momenti in cui - forse per demeriti delle immagini - finisce per emergere e prendere il sopravvento in scene chiave, facendo di Selma una sorta di un Gospel Drama…