Il filo nascosto

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TRAMA
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Ambientato nella fascinosa Londra del dopo guerra negli anni ’50, il rinomato sarto Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) sono al centro della moda britannica, realizzando i vestiti per la famiglia reale, star del cinema, ereditiere, debuttanti e dame sempre con lo stile distinto della casa di Woodcock.
 
Le donne entrano ed escono nella vita di Woodcock, dando ispirazione e compagnia allo scapolo incallito, fino a quando non incontra una giovane e volitiva donna, Alma (Vicky Krieps), che presto diventa parte della sua vita come musa ed amante. La sua vita attentamente “cucita su misura”, una volta così ben controllata e pianificata, viene ora stravolta dall’amore.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Phantom Thread
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
130 min.
USCITA CINEMA
22/02/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Alessia Laudati
 
Quando un film funziona e appassiona capita che si esca dalla sala con lo spirito del film sulla schiena come una scimmia addomesticata a dovere. È quello che succede con Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson candidato a sei premi Oscar e ultima prova d’attore per Daniel Day-Lewis prima del ritiro definitivo dalle scene.
 
Il film è persuasivo non tanto perché si esce dalla proiezione sentendosi davvero nella Londra del dopoguerra e nel clima di fervore artistico della casa dello stilista Woodcock, ma piuttosto perché la magia di un’unione tra un uomo e una donna profondamente tenera e bizzarra fa vedere un po’ tutta la realtà esterna attraverso la lente rosa della lievità del film. Il filo nascosto è un’ironica storia d’amore e un racconto che descrive con ironia e tanti paradossi l’isteria del genio dello stilista di successo Reynolds Woodcock (Lewis) e il suo rapporto altalenante con la sua musa e amante Alma (Vicky Krieps). Li divide la differenza d’età e il ceto: per questo in un primo momento è una liaison guidata dal dominio da parte di Reynolds, dall’anaffettività, dal controllo esasperato dell’altro, che lo stilista prova a modellare come un abito sartoriale sulla base dei suoi gusti in fatto di moda, educazione, maniera di amare. Dall'altro lato, come in una danza, è un continuo attacco da parte di Alma nel voler provare a smantellare la corazza di un uomo geniale quanto freddo e superbo che Anderson descrive con tantissima raffinatezza e ironia, senza drammi eccessivi, e calandolo in un contesto specifico: una casa di moda, piena di donne lavoratrici che dipendono tutte in qualche modo dal genio dello stilista, dalla sua capacità di affascinare e di trasformare ogni donna, tramite un abito, in una principessa.
 
Day Lewis in questo senso è un attore capace di un magnetismo straordinario e di assoggettare con la sua prova sia i comprimari sia lo spettatore stesso. 
 
La ricchezza del film è che il suo personaggio pur chiedendo molto agli altri in cambio della reciproca ammirazione, è dispotico e teocratico, si trova davanti un personaggio di una donna che non subisce ma come in un duello senza esclusione di colpi, in una guerra tra i sessi in stile british ma non per questo meno determinata, reagisce e alla fine trova il modo per farsi amare da questo uomo senza subirne la personalità eccentrica e lunatica. In tempi di #metoo e di una narrazione del femminile che esclusi i fatti gravi sembra sempre mettere le donne nel ruolo di vittime inermi, di esseri fragili e senza potere, questo è un film bel bilanciato, moderno, una mazurca dell'amore, che fa ancora più disperare per l’addio al cinema di Daniel Day-Lewis.