L'uomo d'acciaio

TRAMA
L

Il regista Zack Snyder e il produttore Christopher Nolan riazzerano la saga dell'uomo d'acciaio della DC Comics, riscoprendo le sue origini.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Man of Steel
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
USCITA CINEMA
20/06/2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2013
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Il trailer ci aveva convinto, intrigato… illuso. Ci era parso di intravedere una epica nuova, che prendesse le mosse da una tradizione da rispettare senza ripercorrere per l’ennesima volta e che la superasse con una avventura di portata planetaria nella quale il nostro eroe fosse costretto a vivere conflitti inediti.
E invece…

Una volta di piÙ, purtroppo, la montagna ha partorito un topolino.
Il Superman di Zack Snyder resta tra innovazione e replica, con scelte di sceneggiatura piÙ che discutibili e – troppo spesso – prive di coerenza (quantomeno) interna, come se l’affidarsi alla fantascienza permettesse ogni cosa senza doversi preoccupare di restare credibili nell’incredibilitÀ.

Ma È una parte di una disattenzione piÙ ampia, o di una dimostrazione di poco coraggio che non era appartenuta al regista fino ad oggi. Come se la preoccupazione di poter sostenere il confronto con il kryptoniano di Christopher Reeves avesse spinto questa produzione a sentirsi obbligati nei confronti di un ingombrante passato o al cercare di dare carisma anche a questo Uomo di Acciaio.
In questo senso il Zod di Shannon È decisamente una delle cose migliori del film, ma fa riflettere che il Jor El versione ‘sagoma’ di Crowe sia il personaggio che piÙ ruba la scena e finisce con l’affascinare il pubblico non solo femminile.

Per il resto, fa rabbia che Snyder, presesi delle notevoli libertÀ a livello creativo (a partire dalla intera premessa fino all’invenzione di poteri mai posseduti dal nostro), non abbia deciso di continuare su quella strada, reinventando completamente un personaggio che dubitiamo il pubblico moderno voglia continuare a vedere partire da Krypton detonante, atterrare fumando nel Kansas, affrontare i propri rovelli esistenziali in (fortezze della) solitudine e trovare un suo posto nel nuovo mondo grazie all’amore degli umani piÙ cari.

Considerato soprattutto che i difetti maggiori vengono da uno script pieno di lacune che fatica a mantenere coerenza tra spunti (anche interessanti, in nuce) e tensioni diverse; e che tra cristologia e umanitÀ ci restituisce dei kryptoniani al limite del criminale (il figlio completamente disinteressato dei danni collaterali provocati, il padre pronto ad azzerare la razza umana in nome della prosecuzione della propria) e un superman dolente e incapace di gestirsi – immaturo e elementare – alla scoperta di tutto e crudele come un bambino.

Avremmo preferito meno ‘spiegoni’ a cercare di tappare le falle (a volte senza soluzione, come in occasione della morte del 46enne papÀ Kent!) e piÙ fantasia nell’esplorare possibili zone d’ombra che continuano ad essere sacrificate su un altare ormai datato 1938.