L'allenatore nel pallone 2

TRAMA
L

Oronzo Cana' si riaccomoda in panchina per guidare in serie A la Longobarda, ma si troverà costretto a fare i conti con i problemi del calcio moderno...

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
L'allenatore nel pallone 2
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Medusa
DURATA
112 min.
USCITA CINEMA
11/01/2008
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2007
RECENSIONE
Venticinque anni dopo aver salvato dalla serie B la sua amata Longobarda, Oronzo Canà (Lino Banfi) ha appeso gli scarpini la chiodo ed ha smesso di allenare, anche perché nessuna squadra di calcio l'ha più chiamato. L'occasione si presenta quando proprio il figlio dell'odiato presidente della sua ex-squadra lo richiama sulla panchina, con il compito di salvare ancora una volta la Longobarda dallo spettro della retrocessione. Leggermente fuori forma ed impreparato, Canà si ritrova a dover affrontare più o meno gli stessi problemi del passato, facendo i conti con una squadra non certo dotata di talento puro e con uno spogliatoio tutt'altro che unito. Ma la testardaggine tutta terrena del coriaceo allenatore non potrà non produrre dei risultati insperati, anche dalla dirigenza…

Ventiquattro anni dopo il successo del primo episodio che col passare gli anni si è trasformati in un vero e proprio cult-movie per gli appassionati della commedia pecoreccia italiana, Sergio Martino è tornato dietro la macchina da presa per raccontare le nuove gesta dell'allenatore più strampalato della storia del cinema italiano, interpretato da un'icona di questo genere come Lino Banfi. Il risultato è sinceramente sconcertante: non che l'originale fosse questo capolavoro, ma almeno inserito nel contesto cinematografico degli anni '80 poteva avere un suo valore, o meglio una sua logica.

Questo secondo episodio è invece stato ideato e realizzato col solo intento (pur condivisibile, più o meno…) di riportare al cinema e al botteghino i fans nostalgici del tempo che fu. Per il resto “L'allenatore nel pallone 2" è interamente da buttare: gli attori sono tremendamente invecchiati e non hanno più la verve comica di un tempo, la sceneggiatura è poco più di un canovaccio senza alcuno sviluppo, e la regia di Martino è a dir poco approssimativa. Difficile salvare qualcosa anche nel resto della messa in scena, che denota verosimilmente una produzione affrettata e “povera” -vedi ad esempio le scenografie spoglie al limite della decenza.

Il botteghino, soprattutto quello del primo weekend di programmazione, probabilmente premierà il ritorno di Oronzo Canà sul grande schermo, in un lungometraggio che però testimonia ancora una volta la povertà di idee e volontà produttiva del cinema italiano più commerciale. Un prodotto di scarsissima qualità, sia artistica che più propriamente produttiva, da dimenticare in fretta in attesa che ci si ricordi che anche il cinema d'evasione ha un suo statuto ed i suoi meriti.