La talpa

TRAMA
La talpa - Locandina

Ambientata negli anni 70, è la storia di George Smiley, un ex agente del MI6 ormai in pensione, alle prese con la nuova vita fuori dai servizi segreti. Quando un agente caduto in disgrazia gli rivela la presenza di una talpa nel cuore del Circus, Smiley è costretto a rientrare nel torbido mondo dello spionaggio. Incaricato di scoprire quale tra i suoi ex colleghi abbia deciso di tradire lui e il paese, Smiley restringe la ricerca a quattro possibili sospetti.
 

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Tinker, Tailor, Soldier, Spy
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Medusa
DURATA
127 min.
USCITA CINEMA
13/01/2012
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2011
RECENSIONE

Centoventisette minuti di soffiate, manipolazioni, giochi e doppi giochi
in una pellicola di genere cosÌ classica come non se ne facevano piÙ.
Nell'era di Jason Bourne tutto È frenetico: i registi si preoccupano di
tagliare con l'accetta i dialoghi, posizionare tante macchine da presa
ad ogni angolo del set e fare saltare gli spettatori dalla poltrona ogni
cinque minuti. Al contrario “La talpa” (in originale “Tinker, Tailor, Soldier, Spy”) È una spy story piÙ mentale che fisica. Impostata esattamente come una partita a scacchi, la pellicola – diretta da Tomas Alfredson di “Lasciami entrare
– posiziona le pedine nel corso della sua prima parte. Nel quartier
generale dello MI6, in piena Guerra Fredda, si nasconde un alleato dei
sovietici. Scovarlo comporterÀ alti prezzi da pagare.



Una partita a scacchi che definire complessa sarebbe un eufemismo, dal momento che “La talpa
richiede che il serbatoio di attenzione di chi sta a guardare sia pieno
per tutta la durata del film. Qualche dettaglio puÒ facilmente essere
perso per strada, ma non È grave: al regista interessa avvolgere totalmente lo spettatore, ricreando alla perfezione un'epoca buia.
Per questo mette a punto una confezione ultra-raffinata con set che
lasciano a bocca aperta e una fotografia che rappresenta esattamente i
colori morti degli anni Settanta, avvolta da tanto fumo. La tensione non
È sparata al centro dello schermo in maniera esplosiva, eppure eccola
costantemente serpeggiare ai piedi dei protagonisti.



Gary Oldman torna protagonista assoluto nei panni di George Smiley,
una figura che sta all'opposto dei vari Bond. Quello creato dalla penna
di Le CarrÉ É un antieroe che si prende tanto tempo per pensare prima
di agire, guidandoci all'interno di questo mondo e facendo uso di due
armi: la calma e la mente con cui decifra i suoi interlocutori. E la
prova dell'attore britannico È impeccabile, specialmente quando deve
rappresentare il conflitto tra il soldato al servizio di Sua MaestÀ e
uomo malinconico afflitto da una moglie fedifraga. La nostalgia È
l'altro grande tema del film: nella Guerra Fredda ogni certezza È stata
infettata dal dubbio, tutto È grigio e l'integritÀ È ormai storia
vecchia
. Tutti i protagonisti rimpiangono l'epoca del secondo conflitto mondiale, quando ogni schieramento era chiarissimo.



L'assalto allo scacco matto arriva nel finale, ma niente a che vedere
con sparatorie o esplosioni, piuttosto una resa dei conti in cui non c'È
nessun vincitore. L'augurio È che il gran bel film di Alfredson potrÀ
dare vita a un nuovo franchise sulle disavventure di Smiley.


di Pierpaolo Festa