La pazza gioia

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TRAMA
La pazza gioia

Beatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli è una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, entrambi classificate come socialmente pericolose. Il film racconta la loro imprevedibile amicizia, che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po' di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
La pazza gioia
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
DURATA
118 min.
USCITA CINEMA
17/05/2016
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Alessia Laudati

Un Paolo Virzì cantore dell’umanità messa ai margini – quella formata dalle persone affette da disabilità intellettiva – che si dimostra ancora una volta regista capace di affrontare le complessità delle vicende degli uomini senza la forzatura di doverne per forza fare un quadro drammatico e tragico. Nemmeno quando si trova a parlare del difficile tema della malattia mentale e del rapporto che si sviluppa per esempio tra due persone affette da questo tipo di problematiche.

In La pazza gioia emergono quindi personaggi grotteschi, dolceamari e assolutamente riusciti. E nell’ultimo film del regista toscano essi ci parlano - anche quando non compiono imprese epiche e azioni indimenticabili - di sentimenti come quelli del dolore, della ‘diversità’ e della possibilità che un percorso di guarigione psichica possa passare realizzarsi attraverso la relazione con l’altro. Un capitale umano, per citare un titolo caro al regista toscano, inteso come potenzialità di cura che ogni essere umano esprime in qualità come affetto, presa in carico e responsabilità verso il prossimo.

Questo film – una narrazione della nascita e dello sviluppo di un’amicizia tra due donne ospiti di una comunità terapeutica situata nella campagna toscana – non sarebbe risultato forse così pieno e delicato se a guidarlo non ci fossero state due attrici talentuose del calibro di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.

Sono loro, che interpretando rispettivamente una donna nevrotica e aristocratica e una ragazza giovane e fragile, quest'ultima così precaria nella propria esistenza e fisicità che sembra quasi poter essere spezzata al primo contatto umano, riescono da sole a toccare intensamente tutte le sfumature di un’amicizia folle, segnata da mille intoppi, ma che sarà profondamente catartica per entrambe le figure in ballo.
 
E forse il limite di chi prova a descrivere il lavoro di Virzì con le parole, è che i suoi film sono spesso così pieni di schegge di luce, di equilibri sottili, di risate, perché in La pazza gioia si ride moltissimo, che quando si prova a riportare queste sensazioni su carta si fallisce sempre un po’.

Piccola parentesi finale. Ancora una volta in questo film succede poco a livello di ritmo, se si esclude una fuga pazzoide e sgangherata che omaggia uno dei simboli cinematografici per eccellenza della forza dell’amicizia femminile come Thelma & Louise, e a volte il film sembra girare eccessivamente intorno alla stessa idea, due sofferenze che incontrandosi diventeranno meno pesanti da portare, ma questa prospettiva viene sostenuta con così tanto garbo e attraverso una ricerca assoluta di ilarità e bellezza, che alla fine si può solo concludere che Paolo Virzì ha sicuramente realizzato un film davvero poetico e riuscito.