Il vegetale

TRAMA
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Con la sua nuova commedia, Gennaro Nunziante porta sul grande schermo l’esilarante storia di Fabio, giovane neolaureato che non riesce a trovare un lavoro, alle prese con un padre ingombrante e una sorellina capricciosa e viziata. Entrambi lo considerano un “vegetale”. Un evento inatteso cambierà improvvisamente i ruoli. Fra situazioni comiche e trovate paradossali, il protagonista dovrà reinventare la sua vita.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Il vegetale
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Walt Disney Pictures
DURATA
90 min.
USCITA CINEMA
18/01/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Fino a oggi Gennaro Nunziante era stato l'ombra di quel Checco Zalone con il quale aveva inanellato quattro successi epocali per il cinema italiano contemporaneo, per cui la curiosità per la sua prima prova 'in solitaria' non era poca. Come allora, in Il vegetale lo troviamo al servizio di un nome importante, direttamente proveniente da un Altro mondo e dalla grande forza di penetrazione presso il grande pubblico, quello di Fabio Rovazzi, 'Mr. Andiamo a comandare' (e non solo). Ma la differenza c'è, e si vede.

Onore al merito al giovane cantante di essersi voluto mettere alla prova con un'esperienza nuova e con la doppia sfida di attore e autore del soggetto cinematografico, ma per quanto la differenza con molti suoi colleghi youtuber e affini sia evidente - a suo favore, ovviamente - questa Opera Prima non sembra avere alcuna forza né originalità.

La solita elegia milanese, eletta 'Capitale con vista sul futuro' (quella dell'ormai imprescindibile Centro Direzionale), si trasforma presto in una celebrazione dei rapporti 'veri', già ampiamente declinata in troppe commedie italiane di successo, e dell'ambito contadino e rurale come Eden cui guardare. Anche se stavolta, all'inedita location reatina, si aggiunge la 'edificante' critica sociale di un mercato del lavoro costruito - e sfruttato - per approfittarsi delle necessità di irregolari e matricole di vario genere e della sempreverde 'tv del dolore' (con un cameo 'prezioso' e coerente).

Nulla di nuovo, come si intuisce. Nemmeno nella risoluzione della vicenda e dei conflitti mostrati. Ed è un peccato, viste le aspettative che potevano far nutrire regista e protagonista. Buoni sentimenti, ambiente, 'Bio', gentilezza, fiducia e l'usuale abuso del concetto di "onestà" riempiono ogni momento di una storia che nasce dichiaratamente per raccontare una generazione impossibilitata a vegetare dalle condizioni storiche e per invitare i suoi destinatari a "rimboccarsi le maniche". Una missione encomiabile per un film che non mostra particolari 'orrori', ma che - considerati anche gli oltre 5 milioni di euro di budget impiegati - lascia nello spettatore la sensazione di un notevole spreco.  Anche di tempo. A meno di non dimenticarsene rapidamente.