Il sale della terra

TRAMA
Il sale della terra

Da quarant’anni Salgado attraversa i continenti sulle tracce di un’umanitÀ in pieno cambiamento e di un pianeta che a questo cambiamento resiste. Dopo aver testimoniato alcuni tra i fatti piÙ sconvolgenti della nostra storia contemporanea – conflitti internazionali, carestie, migrazioni di massa – si lancia adesso alla scoperta di territori inesplorati e grandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progetto fotografico, omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e il suo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano Ribeiro Salgado, che l’ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders, fotografo egli stesso.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Salt of the Earth
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Officine Ubu
USCITA CINEMA
23/10/2014
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2014
RECENSIONE
di Alessia Laudati

Wim Wenders racconta Sebastiao Salgado, Sebastiao documenta l’umanitÀ che È Il sale della terra come nelle parole del Vangelo secondo Matteo e Juliao Salgado inquadra l’artista e poi il padre, a tratti, mancato. Con un intreccio di sguardi di questo tipo, il progetto di un documentario sulla vita del celebre fotografo rappresentava giÀ dall’inizio una matassa corposa il cui filo rischiava di perdersi nella lunga notte scatenata dalla sovrabbondanza di creativitÀ. 
 
Prima di tutto, Salgado È un fotografo che da piÙ di quarant’anni gira il mondo per lunghi periodi documentando i luoghi e gli abitanti piÙ remoti dell’ecosistema. Come si racconta quindi l’essenza di un’artista che ha scelto l’immagine fissa per parlare di sÉ? E come utilizzare l’immensa mole di materiale fotografico sullo schermo? 
 
Per rispondere a questo interrogativo, il regista tedesco adotta una soluzione visiva che È la caratteristica piÙ originale del film. Una sorta di camera oscura in bianco e nero, dove il fotografo commenta le proprie opere e con esse si fonde attraverso uno specchio e una camera che lo riprendono in volto. 
 
Da questo stratagemma nasce l’intimitÀ con lo spettatore ma anche l’atmosfera che fa calare chi guarda nei luoghi intrappolati e immortalati dalla visione di Salgado. Alternando questa modalitÀ di racconto a spezzoni di testimonianze raccolte da Juliano, che lo ha seguito in alcuni dei suoi viaggi in Papuasia, Amazzonia e sull’isola di Wrangler nell’Oceano Artico, il ritratto d’artista si arricchisce delle sfumature di un complicato rapporto padre-figlio.  
 
Il resto, che non È certo materiale di poco conto, È un viaggio potente nella storia del mondo, dal genocidio in Ruanda alla desertificazione del deserto del Sahel e narrato dal punto di vista di una passione civile inossidabile per l’umanitÀ e per l’ambiente. Senza momenti di fatica, senza dramma, ma con una poesia mai tragica e tenuta freno da un’estetica essenziale e minimale, il lavoro di Wim Wenders e Juliano Salgado È un film su un figlio della terra che non smette di amare e di osservare questo assurdo e fragile pianeta che abbiamo in dotazione.