Il cigno nero

TRAMA
Il cigno nero - locandina

Nina, una ballerina di una compagnia di New York soggiogata dalle ambizioni delle madre, vive per la danza, con completa abnegazione. Scelta come prima ballerina per interpretare  Il lago dei cigni, viene indotta dal coreografo a scoprire il proprio oscuro, così che possa interpretare il cigno nero con la stessa efficacia con cui incarna la purezza di quello bianco.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Black Swan
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
103 min.
USCITA CINEMA
18/02/2011
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2010
RECENSIONE

Darren Aronofsky torna al Lido a due anni dal trionfo di The Wrestler. Al nuovo appuntamento il regista si presenta in Concorso con “Black Swan”,
un thriller psicologico ambientato tra le fila di una compagnia di
balletto impegnata nella preparazione del “Lago dei Cigni”. Nina,
ballerina fragile, frigida e ultradisciplinata, È stata selezionata per
il doppio ruolo del cigno bianco e del cigno nero, e se per il primo non
ha rivali, per il secondo si trova costretta a tirare fuori quel lato
oscuro che ha ostinatamente represso mentre coltivava il sogno della
perfezione.



Aronofsky scende quindi dal ring per volteggiare nell'universo
claustrofobico e non meno crudo della danza che nelle pieghe della
grazia nasconde lo strazio di carni martoriate, di sofferenze fisiche
insopportabilmente ridotte al silenzio.



Il respiro sinistro dell'ossessione e la dualitÀ dell'opera di
Tchaikovsky innescano una danza macabra tra realtÀ e finzione, tra arte e
vita, tra bellezza e bestialitÀ, tra eros e thanatos in un ambizioso
dramma che arriva a sconfinare nell'horror e conduce ad un finale
tragicamente ovvio fin dai primi minuti. Come nel balletto perÒ ciÒ che
piacerÀ o meno al pubblico non sarÀ la storia bensÌ la variazione sul
tema, quella rielaborazione che spesso È l'espressione della sapienza e
del narcisismo di chi la porta in scena. La variazione di Aronofsky
sceglie di giocare pericolosamente con gli specchi e con la vertigine di
una mente disturbata e se non si puÒ rimproverargli la mancanza di
coraggio e la profusione di dettagli che un po' seducono un po'
ripugnano, si puÒ per lo meno arricciare il naso di fronte a certi suoi
eccessi compiaciuti ed estetizzanti che gli esplodono in mano.



La trasformazione di Natalie Portman È
sorprendente, cosÌ come sono belle le coreografie, il lavoro sul sonoro
e l'uso dei colori. A non convincere È perÒ un film che fa qualche
piroetta di troppo, si sfilaccia in una ricerca forzata di atmosfere
-come il rapporto tra Nina e la madre, tanto insistito quanto infondo
inesplorato-, e pur risultando efficace all'impatto, finisce per
dissolversi in un esercizio che si piace piÙ del necessario.