Dunkirk

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TRAMA
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Uno spettacolare film di guerra in 70mm ispirato alla storia vera dell'Operazione Dynamo, una massiccia evacuazione navale di truppe inglesi, francesi e belghe dalle coste della Francia, che ebbe luogo tra il 27 maggio e il 4 giugno 1940 nella cittadina di Dunkerque, dove queste si erano trovate circondate dalle truppe tedesche.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Dunkirk
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
DURATA
106 min.
USCITA CINEMA
31/08/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Pierpaolo Festa (Nexta)

"Capolavoro" è una parola che bisogna usare con cautela. Specialmente quando si ha a che fare con i film di Christopher Nolan, noto prestigiatore di blockbuster il cui talento - oltre al genio visivo - è quello di ubriacare lo spettatore. Fargli raggiungere lo stato di ebbrezza attraverso scene epiche, premesse narrative affascinanti e perfetti trucchi del mestiere. Si esce sempre in estasi dal suo cinema. Ma abbiamo davvero visto un capolavoro?

Dunkirk è la cosa più vicina a quella parola. Anzi, è quella parola. Un cambio di marcia rispetto alla filmografia precedente di Nolan che qui porta avanti il suo cinema. Ha realizzato un film di guerra? Un po'. Un blockbuster storico? Meno. Una storia di sopravvivenza che lo spettatore vive in prima persona? Senza dubbio.
 
Le lancette dell'orologio partono immediatamente. Sentiamo il rumore dei secondi. Un suono che non abbandoneremo mai durante l'intero film. La colonna sonora della resistenza: quanto può restare vivo un uomo in un campo di battaglia? In quel posto perderà se stesso. Morirà dentro al cento per cento. Riuscirà a salvare quantomeno il suo corpo e a rimanere su questo pianeta? I primi momenti del film settano subito il tono, saltando qualsiasi tipo di introduzione esplicativa. Citando Strange Days "(noi spettatori) siamo lì: lo stiamo vedendo, lo stiamo sentendo, lo stiamo provando". Un gruppo di soldati delle forze alleate ha bisogno di fuggire dalla Francia attaccata dai nazisti... la corsa finisce in una spiaggia enorme popolata da centinaia di migliaia di commilitoni che aspettano di essere evacuati. È in quel momento che lo schermo si apre, a Nolan basta un'inquadratura per presentare il suo kolossal: quella spiaggia illuminata dal sole è un luogo di morte dove nessuno è al sicuro. 
 
Nolan mette in scena l'arrivo della morte e il successivo istinto di sopravvivenza di chi riesce a schivarla. Un sentimento in grado di tirare fuori coraggio e vigliaccheria. E qualche volta mostruosità. La macchina da presa del regista si sposta attraverso terra, acqua e aria. Affidandosi a tre volti principali: sul mare con il mostro di bravura Mark Rylance, nei cieli con Tom Hardy divo d'altri tempi, e a terra con Fionn Whitehead, il più bravo di tutti. La paura, la morte e la voglia di resistere a essa sono scolpiti sul suo volto terrorizzato. Il volto che più ci ricorderemo alla fine del film.
 
E' come se i primi venti minuti di Salvate il soldato Ryan e l'intero Black Hawk Down si unissero per poco meno di due ore. Quello che Nolan fa, battendo maestri come Spielberg e Scott al loro stesso gioco, è ribaltare la posizione della macchina da presa: la incolla così tanto ai volti dei suoi protagonisti che finiamo per vedere quello che loro vedono. Nell'epoca in cui Alejandro Inarritu affila il suo ego sconfinato arrivando primo nella corsa alla realtà virtuale con un cortometraggio, Dunkirk è invece un lungometraggio vero e proprio che anticipa il cinema che verrà. Farà scuola questo enorme spettacolo (di morte): una sinfonia di pallottole il cui fischio viene silenziato soltanto dalle bombe. Anche per questo l'unico consiglio da seguire è trovare lo schermo più grande e la qualità della proiezione più alta per vedere il film in sala.  

Alla fine dei titoli di coda l'orologio segna un'ora e quarantasei minuti: ma il blockbuster più breve di Nolan sembra durare quasi il doppio a causa di adrenalina e grande spettacolo. È la durata perfetta e allo stesso tempo si tratta della sceneggiatura migliore che il regista avrebbe potuto scrivere, lui che riempie sempre di parole e spiegazioni i suoi film. Dunkirk ci risparmia quei venti minuti di troppo di quasi tutto il cinema di Nolan. Un kolossal asciutto.
 
Sarebbe bizzarro non vedere Nolan sul palco dell'Academy il prossimo marzo e con lui non trovare anche il direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema e il maestro Hans Zimmer, le cui musiche tesissime non smettono per un secondo di accompagnare le scene del film.