Die Hard - Un buon giorno per morire

TRAMA
Die Hard - Un buon giorno per morire

John McClane parte per la Russia con l'obiettivo di tirar fuori di prigione il figlio Jack, che è stato arrestato con l'accusa di omicidio. Durante il suo soggiorno a Mosca, John scopre che dietro l'arresto del figlio si nasconde in realtà un piano criminale: il ragazzo è un agente della CIA, da tre anni sul suolo russo col compito di sventare un possibile attacco terroristico grazie all'aiuto di un ex trafficante di armi e uranio, convinto a collaborare con i servizi segreti degli USA. Purtroppo per i due, le autorità locali sono ben poco disponibili al dialogo. Padre e figlio non si parlano da tempo, ma nonostante gli iniziali dissapori, decidono di provare a sistemare le cose, per evitare che in Russia salga al potere un oligarca senza scrupoli e inviso alla diplomazia statunitense.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
A Good Day to Die Hard
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
98 min.
USCITA CINEMA
14/02/2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2013
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
Il ritorno di John McClane al cinema è sempre un evento. Dopo un deludente quarto capitolo, tutti aspettavano al varco questo nuovo Die Hard – Un buon giorno per morire, sperando che risollevasse le sorti di una saga che fino al terzo episodio aveva funzionato alla grande. Purtroppo non è così.
 
Die Hard – Un buon giorno per morire vede McClane in trasferta a Mosca per assistere al processo del figlio John Jr., detto Jack, che rischia la pena di morte. Si scopre che in realtà Jack è un agente della CIA e che la sua missione è inchiodare un politico corrotto. Il film segue un piano preciso, l'ampliamento del raggio d'azione della saga: da un palazzo si è passati a un aeroporto, poi alla città di New York e agli interi Stati Uniti. Ora in ballo ci sono le sorti del mondo. Ma c'è un problema: John McClane funziona meglio quando resta con i piedi ben saldi per terra, in un'ambientazione urbana o claustrofobica. Espandendo così tanto l'orizzonte si è persa traccia di cosa rendesse davvero unico e forte il personaggio. Nel precedente capitolo, per lo meno, il contrasto con le nuove tecnologie e la mentalità old school dello sbirro di Bruce Willis permetteva di definire la personalità di McClane in maniera piuttosto accurata. Stavolta, l'unico modo che lo sceneggiatore Skip Woods ha trovato per ricordarci che John è un pesce fuor d'acqua appartenente a un'epoca andata è far ribadire costantemente ai personaggi che lui è “vecchio”.
 
Il vero controsenso, però, è che McClane più invecchia più diventa indistruttibile. Nell'originale Die Hard, John si faceva malissimo, camminava scalzo sui vetri rotti, incassava ogni colpo ma ne soffriva. Qui si schianta ai trecento all'ora con un camion e ne esce incolume. È la sindrome da supereroe che affliggeva anche il precedente film: sembra quasi che nella foga di ammiccare al vecchio cinema action anni Ottanta, in quest'epoca di post-modernismo forzato, i registi di oggi si siano riguardati in fretta e furia una selezioni di titoli e abbiano decretato che il tratto comune del tempo fosse che gli eroi erano indistruttibili. Una regola che magari potrebbe funzionare per Stallone e Schwarzenegger, ma che certamente non si applica a John McClane, la cui vulnerabilità era appunto il tratto che lo distingueva.
 
Willis e il nuovo arrivato Jai Courtney (qui la nostra intervista esclusiva) ce la mettono tutta, ma i loro battibecchi funzionano poco a causa di dialoghi piuttosto legnosi. Manca completamente quell'ironia pungente che contraddistingue McClane, ridotto a vecchietto un po' goffo e tenero che vorrebbe recuperare il rapporto col figlio esternando i propri sentimenti in continuazione. La regia di John Moore non aiuta: dopo un bel crescendo iniziale, si dimostra caotica nelle scene d'azione, indulgendo spesso nei vezzi tipici di certa televisione action odierna, come zoomate, piani ravvicinati a camera a mano e inversioni di campo che rendono impossibile seguire lo sviluppo dell'azione. Non resta che invocare a gran voce il ritorno di John McTiernan alla regia del sesto film, che Bruce Willis vorrebbe tanto realizzare prima di mandare in pensione il personaggio.