Cinquanta sfumature di rosso

TRAMA
Cinquanta sfumature di rosso

Convinti di essersi lasciati alle spalle le ombre del passato, i neo-sposi Christian e Anastasia si lasciano andare completamente al loro inestricabile legame e a una vita di lusso. Ma proprio quando Anastasia si sta abituando al ruolo di Mrs. Grey e Christian a una stabilità a cui non era abituato, nuove minacce potrebbero mettere a rischio il loro lieto fine prima ancora che sia iniziato.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Fifty Shades Freed
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
105 min.
USCITA CINEMA
08/02/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Alessia Laudati (Nexta)

L’ultimo capitolo cinematografico, per ora, della saga BDSM tratta dai romanzi di E.L. James è praticamente ciò che succede tra una scena hot e l’altra, tra un’iniezione di zucchero e miele e una sculacciata.

Perché il soffio thriller che vorrebbe caratterizzare questo terzo capitolo, girato in back-to-back con il precedente Cinquanta sfumature di nero – dove la vita professionale e non solo di Ana (Dakota Johnson) e l’unione matrimoniale con Grey (Dornan), sono minacciati dal ritorno di Jack Hyde – è veramente inconsistente come un venticello di primavera. Ci sono semplificazioni grandissime in questo terzo capitolo dallo spirito un po’ grossier, dove per esempio una delle dimensioni della sua binarietà viene data dalla scelta di "incattivire il cattivo", pardon la ripetizione, dotandolo di un trucco con matita rossa sotto agli occhi - una trovata articolata davvero - piuttosto che rinforzare la sceneggiatura con un minimo di tensione.

Sì perché uno dei temi della saga, l’equilibrio tra amore e violenza, tra lato oscuro e lato lucente, qui non trova il suo punto di stasi. Il mistero, il pericolo, la darkness di Grey, finiscono drammaticamente in secondo piano. D’altronde il romanzo è quello che è, un bestseller dove l’immaginario galoppa con le pagine scritte, ma qui il limite è proprio quello di una visione che restringe ogni creatività, dove lo scritto almeno lasciava un po’ di margine all'immaginazione. Alla fine la storia d’amore regge, ma regge nelle sequenze erotiche, nell’alchimia tra i due protagonisti, nell’idea di megalomania che caratterizza la relazione tra il miliardario e la editor dove non c’è nulla che non possa essere comprato o desiderio rimasto inesaudito. Poi quando il film tenta di rafforzare la storia romantica minacciandola con pericoli esterni, ci si arena nella noia e nella prevedibilità.

L’intrigo è da vecchia fiction Rai, quando ancora esistevano serie TV prevedibilissime (che nel frattempo si sono evolute persino nella tradizionalità del network italiano) e rispecchia la semplicità di un romanzo Harmony evoluto. Però semplificare così tanto uno dei temi forti della saga, la violenza simbolica della coppia incarnata dalle pratiche sadomasochiste, è un’occasione mancata per dare un pizzico di brio a un film che più che popolare – nel senso di in grado di raggiungere un largo pubblico - è proprio, soltanto, medio.