A Blast

TRAMA
A Blast

Maria sta fuggendo sull’autostrada. È da sola sul suo SUV. Dietro di lei, delle fiamme e una valigia piena di soldi. Davanti a lei, lo spazio desolato dell’autostrada. Il suo percorso folle e vorticoso non si fermerÀ di fronte a nulla. Soltanto il giorno prima, lei era una madre e una moglie amorevole, oltre che una figlia responsabile. Oggi, È diventata un’altra persona, determinata ad abbandonare tutto quello che un tempo amava. Il tragico racconto di Maria e del suo tentativo di redenzione viene narrato mostrando dei frammenti del suo passato, che danno vita a un impressionante quadro della Grecia contemporanea. Dietro la realtÀ di una normale famiglia greca, si nasconde un universo di bugie riguardanti il sesso e i debiti, che possono venir fuori soltanto grazie a un’esplosione.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
A Blast
GENERE
NAZIONE
Grecia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Microcinema Distribuzione
DURATA
83 min.
USCITA CINEMA
27/08/2015
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
Nello svolgersi irregolare di A Blast c'è molto, più della sola denuncia o cronaca 'familiare' di una crisi che continuamo a vivere mediata da news televisive. Più dei tentativi di autodeterminazione o sopravvivenza della protagonista, e di tutti noi. Più di un vezzo registico e di montaggio. C'è la rappresentazione della disperazione di un popolo, deluso e ingannato, esattamente come la Maria di Angeliki Papoulia, costretta a un suicida redde rationem con la propria famiglia.

"Nessuno mi avrebbe avvertito che la mia vita sarebbe stata cosi" dice, non i genitori, non lo Stato, perché quindi rispettare le loro regole? Quelle di chiunque altro? Perché avere scrupoli, obblighi, responsabilità? Ed è in questo mare magno che si dibatte la nave "pronta ad affondare" della Grecia, e i suoi cittadini. Divisi tra uno speranzoso (o disperato a suo modo) continuare a vivere e l'odio rabbioso degli estremismi alla Alba Dorata. Ma questo ondeggiare è ferito, faticoso, e reso dal ritmo del film stesso.

Ma che gli avvenimenti non si succedano in maniera meramente cronologica non è importante, in fondo. O forse si, considerando quanto anche il percorso personale che vediamo svilupparsi non segua una logica precisa. E quanto mostri piuttosto un confuso e schizofrenico tentare di adattarsi a una situazione inimmaginabile, o di risolverla. Finché possibile. Da qui il dibattersi, il cercare una strada, una regola della quale illudersi e alla quale aggrapparsi. Invano. Di qui il conseguente ripiegamento su se stessa, l'incuria, l'egoismo, la violenza, non solo verbale, l'annullamento di ogni filtro o convenzione sociale. In un panorama nel quale tutto sembra inutile e nel quale nemmeno la speranza sembra concessa, cosa altro resta d'altronde?

Ed è qui che Syllas Tzoumerkas riesce a costruire - apparentemente senza un ordine preciso - una sequela di metafore e assonanze, capaci di raccontare la realtà greca senza affidarsi ad aneddotica o didascalismo. Puntando invece a un coinvolgimento emotivo e umorale, più che razionale. Attraverso il sesso, la carne, il sangue, la paura, ogni strumento possibile. Unici segni di vita nel generico nichilismo generale, nel rifiuto di ogni ruolo o solidarietà.

La resa di una tale contemporaneità di accadimenti, ma soprattutto di pensieri, è forte. Colpisce nel segno. E le si perdonano imperfezioni ed eccessi (come certe estremizzazioni di atteggiamenti e caratterizzazioni). Forse il 'sol dell'avvenire' dello sbrigativo finale non sarà quello sperato. E probabilmente la soluzione non sarà nemmeno nel distacco e nell'indifferenza. Ma una tale confessione, amara e depressa, è una richiesta di aiuto che poche volte era arrivata così chiara. Nonostante il film risalga a un anno fa, prima di molti degli eventi che le cronache ci hanno descritto negli ultimi mesi…

Mattia Pasquini