…E ora parliamo di Kevin - Film.it

…E ora parliamo di Kevin

TRAMA
…E ora parliamo di Kevin - Locandina

Eva era una viaggiatrice, un'avventuriera, e ha rinunciato alle sue ambizioni per mettere su famiglia con Franklyn. Sedici anni dopo, il suo primogenito Kevin, un bambino incomprensibilmente difficile sin dalla nascita, distrugge tutto quello che i due hanno costruito.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
We Need To Talk About Kevin
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Bolero Film
DURATA
110 min.
USCITA CINEMA
17/02/2012
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2011
RECENSIONE

Una pellicola agghiacciante, la disturbante discesa negli inferi di una
famiglia e di una donna che partoriscono un mostro. Questo è “...E ora parliano di Kevin”, film di Lynne Ramsay che funziona come thriller, un po' meno come scavo psicologico.



Vi si racconta di Eva Khatchadourian (Tilda Swinton, smunta e ipnotica), madre di Kevin (Ezra Miller),
un ragazzo che presenta gravi problemi nel rapporto con gli altri e
che, sin da piccolo, dimostra un inspiegabile odio nei confronti della
madre. Kevin sembra invece adorare il padre (John C. Reilly),
che non si rende assolutamente conto dei demoni che covano nel ragazzo e
che lo porteranno a fare una strage nella sua scuola.



La Ramsay prende ispirazione da una serie di recenti casi di cronaca (a
partire dalla famosa strage di Columbine, che ha ispirato anche il film “Elephant” di Gus Van Sant e il documentario di Michael MooreBowling a Columbine”)
per raccontare la storia da un punto di vista spesso ignorato, quello
delle famiglie che covano in sé le “vipere” responsabili di queste
tragedie. La regista e sceneggiatrice è, da un lato, molto brava nel delineare la tensione tra Eva e Kevin:
Eva è una ex-avventuriera costretta a farsi mamma sedentaria, e per
questo prova un sentimento di malcelato odio nei confronti del figlio.
Ma la Ramsay non cerca qualcuno da incolpare, e certamente in Kevin si
cela qualcosa di più profondo, un disturbo che non può essere totalmente
ricondotto al rapporto con la madre, anche se questo ha un peso non
indifferente.



La profondità psicologica si ferma però qui. Per il resto, “...E ora parliamo di Kevin
è un efficace thriller, un crescendo di tensione a tratti insostenibile
che utilizza con disinvoltura ogni strumento dato dal cinema –
flashback, flashforward, ellissi – per raccontare in maniera non lineare
il calvario di Eva, a partire dal concepimento di Kevin, passando
dall'infanzia e finendo poi all'inquietante adolescenza del giovane
killer. Il limite del film sta, purtroppo, proprio nel personaggio di Kevin: nonostante le premesse e la ben nota conclusione, il ragazzo è davvero troppo evil per essere credibile. Il film non vorrebbe, ma finisce per sembrare una sorta di “Crescendo Michael Myers”.
Kevin è fin troppo consapevole delle proprie “armi” sin da piccolo, è
capace di lanciare sguardi di sfida alla madre per poi correre felice
tra le braccia del padre, un gesto che non risulta mai nemmeno per un
attimo dettato da ingenuità infantile. No, Kevin è dipinto da subito come un geniale manipolatore di sentimenti,
un burattinaio che tiene in mano le vite dei suoi famigliari e le muove
a piacimento. E, francamente, questo è un po' troppo da accettare. Ma
sarebbe disonesto dire che il film non assesta un bel pugno nello
stomaco. Un consiglio: neo e future mamme si astengano.



di Marco Triolo