William Friedkin ci accompagna nellinferno texano, un posto da cui si puo fuggire soltanto grazie allaiuto di un Matthew McConaughey devoto alloscurita e pronto a rilanciare la sua carriera

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Recensione Killer Joe di William Friedkin

Killer Joe – La recensione da Venezia 68

William Friedkin ci accompagna nell’inferno texano, un posto da cui si può fuggire soltanto grazie all’aiuto di un Matthew McConaughey devoto all’oscurità e pronto a rilanciare la sua carriera

Redneck, o se preferite in italiano, bifolchi. Sono questi i protagonisti di “Killer Joe”, da lontano durissima storia di tradimenti, manipolazioni che, arrivata al culmine, gronda sangue. Da vicino molto di più, dal momento che l’uomo dietro la macchina da presa è un figlio di buona donna che sa essere cinico e che sulla settima arte ne sa più di tutti quanti i contemporanei. William Friedkin, che una volta ha diretto “Il braccio violento della legge” e “L’esorcista” trasforma in immagini l’omonimo play teatrale di Tracy Letts (anche sceneggiatore), facendone la storia di una moderna Cenerentola, così tanto soffocata dai soprusi della sua famiglia di codardi, che nel momento in cui incontra un sicario a pagamento, quello le va benissimo come principe azzurro.

Friedkin lavora sul play originale, riempiendolo di carne e sangue, quasi sentissimo la puzza dei protagonisti, quella della loro anima dannata. Il Texas del regista non è poi così diverso dall’inferno, un posto in cui non ci si pensa due volte a fare uccidere la madre per riscuotere la sua assicurazione sulla vita. Una schiera di personaggi eccellenti e disgustosi prende vita davanti ai nostri occhi, in mezzo a loro arriva un sicario che alla luce del giorno indossa il distintivo e porta con sé le manette. Sfruttando location rancide e orchestrando momenti bizzarri che strizzano l’occhio al buon Lynch d’annata (quello di “Velluto blu”), Friedkin porta a casa un trionfo, offrendo a Matthew McConaughey la possibilità di rilanciare la sua carriera in direzioni ancora inesplorate e molto lontane da quelle commedie che gli richiedono soltanto di mettersi a petto nudo.  L’attore interpreta il ruolo di Joe con la stessa intensità di Cruise in “Collateral, e la sua performance è supportata da un cast impeccabile.

Non poi così lontano da Soldi sporchi” di Sam Raimi - per la crudeltà verso la quale “persone normali” possono aspirare – Killer Joe” fa dello humour nero la sua arma segreta. Non si tratta di risate estreme come quelle che potremmo farci con “U-Turn”, ma di qualcosa di più sostanzioso, capace di lasciare il marchio: quando non c’è più traccia di speranza, quando tutto è più nero che non si può, cosa altro si può fare se non lasciarsi andare a una risata di disperazione?

Per saperne di più

Venezia: Spettacolare William Friedkin



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COMMENTI:
  • Quality
    sabato 10 settembre 2011
    ore 12:54
    Solo io trovo illeggibile la formattazione di questo post?
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