A 52 anni e con più di 60 lavori cinematografici alle spalle, Bruce Willis ci ripropone il grande John McClane, un uomo che non ha i più i riflessi di un tempo e che, a detta dell’attore, è invecchiato insieme a lui. “John ha perso la sua agilità ed è un po’ più lento nei movimenti – rivela Willis - Inoltre è più irritabile, suscettibile e scorbutico”.
Ancora una volta l’attore non nasconde il suo famoso senso dell’umorismo, definendo la sua esperienza sul nuovo set come: “un giro sulle montagne russe, puro intrattenimento e tanta voglia di cazzeggiare”.
Willis parla delle origini del suo personaggio: “In John McClane c’è molto New Jersey – ci racconta – Quello è il posto dove sono cresciuto, ci sono sempre elementi caratteristici dei luoghi delle tue origini che ti porti dietro. Quando mi offrirono Die Hard avevo trent’anni ed avevo solo fatto un anno di televisione. La cosa suscitò diverse polemiche in tutta Hollywood: in questo personaggio c’è tantissimo me come ero allora ”.
È stato difficile a
52 anni tornare nei panni di McClane?
“Si è trattato di un progetto difficile:
sia le riprese che la post-produzione sono state molto veloci.
Il vero problema era che io non sono più agile come prima e tendo a farmi più male rispetto a quando ero giovane. Inoltre era strano perché alcuni degli attori del film hanno l’età che avevo io quando ho cominciato la serie!” .
Willis parla anche del suo amico Sylvester Stallone, che come lui ha resuscitato sul grande schermo i suoi personaggi più famosi Rocky e Rambo: “Sia per Sly che per me si è trattato di un grosso rischio. Da una parte i fan desideravano rivedere questi personaggi, ma cosa sarebbe successo se l’operazione non fosse riuscita al box office? Probabilmente sarei finito in qualche programmino televisivo. Ogni venerdì esce un film nuovo: la pressione era davvero altissima”.
È d’accordo che John
McClane è il primo eroe masochista della storia del cinema?
L’attore ride e risponde: “Questa gliela rubo! Vent’anni fa quando Die Hard è uscito si trattava
del primo film di un certo tipo: sfondavo vetrate e mi lanciavo nel vuoto col
tubo dell’idrante. Col passare del tempo abbiamo fatto fare al personaggio
quelle cose che vedete nel film. Mi piace pensare che questo faccia parte della
mitologia di Die Hard: è come se stessimo scrivendo un piccolo manuale di
istruzioni per colui che sarà John McClane Jr.”.
Alla sua età continua a sognare?
“Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace e non ho più il timore che non mi chiamino più o non mi propongano più ruoli. Continuerò a lavorare e, grazie a questa sicurezza, posso permettermi di accettare ruoli che anni fa non avrei interpretato”. Le ultime domande riguardano la politica: viene chiesto a Willis chi preferisca come prossimo presidente USA tra Obama e la Clinton.
L’attore risponde: “Non mi interessa la politica, la campagna elettorale è solo un grande spettacolo d’intrattenimento. Non mi importa chi vada alla Casa Bianca, mi importa che si faccia qualcosa e che si cerchi di risolvere il problema della guerra al terrorismo”.
A poco a poco l’incontro si trasforma in un vero Bruce Willis Show: il telefono gli squilla e lui ci rivela che si tratta della mamma. Successivamente si alza e va ad abbracciare Edoardo Costa, attore nostrano che nel film interpreta uno dei terroristi.
“Vi presento il mio amico Edoardo – dice Bruce - Siamo grandissimi amici e l’Italia dovrebbe essere orgogliosa di lui. Chiunque gli paghi lo stipendio in Italia glielo dovrebbe raddoppiare!”.
Alla fine l’attore sorprende tutti, andando a stringere le mani della gente presente in sala, uno per uno, partendo dalle ultime file.
“Die Hard: Vivere o morire” arriverà nelle sale il 26 ottobre.



