Come e quando è nato il mito della “Hollywood sul Tevere”?
BREVE STORIA DI CINECITTA’
BREVE STORIA DI CINECITTA’
La scelta di Roma come città deputata ad accogliere il grande complesso di stabilimenti cinematografici non fu semplice: vi era infatti l’accanita concorrenza di Torino, in cui erano situate potenti case di produzione come la Ambrosio Film, la Pasquali e l’Itala. Nella capitale vi era già poi la CINES, che era stata fondata nel 1904 col nome originale di Alberini e Santoni. Destino volle però che, nella notte del 26 settembre del 1935, i due teatri della CINES vennero distrutti da un incendio, e l’allora presidente della compagnia Carlo Roncoroni diede l’assenso a che sui suoi terreni fosse costruito il nuovo complesso. Il nuovo progetto comprendeva la costruzione di stabilimenti, laboratori di sviluppo e stampa, una scuola professionale ed un ISTITUTO LUCE (La Unione Cinematografica Educativa), nato dal già esistente Sindacato di Istruzione Cinematografica. La prima pietra venne posta il 26 gennaio del 1936, mentre l’inaugurazione vera e propria di Cinecittà avvenne il 21 aprile 1937. Nell’idea originale di Roncoroni, rimasto presidente, sarebbe dovuto essere costruito anche un “villaggio” per tecnici e lavoratori di Cinecittà; la sua morte, avvenuta nel 1938 (il complesso passerà allo stato), ha però bloccato tale iniziativa.
La leggenda vuole che il primo lungometraggio girato nei teatri sia stato “L’Allegro Cantante” di Gennaro Righelli, e che nello stesso 1937 già 18 film vennero alla luce in quegli stabilimenti. Tra questi anche “Il Signor Max” di Mario Camerini, commedia che lanciava nel panorama del cinema italiano la stella di Vittorio de Sica. Nei primi anni di vita, Cinecittà si specializzò dunque nella produzione di spensierate commedie e opere musicali, oltre che in melodrammi che esaltavano il patriottismo ed il valore italico, dazio da pagare al regime fascista. La Seconda Guerra Mondiale e i tumulti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fecero cadere il complesso in rovina: il saccheggio di tutto il materiale ad opera delle truppe tedesche lasciò i teatri del tutto sguarniti del materiale necessario; soltanto nel 1945 Luigi Freddi, allora presidente di Cinecittà, impose che tutto il materiale fosse restituito al centro romano.
La fine della guerra non vide Cinecittà ripopolarsi; con il Neorealismo i cineasti si spostarono dai teatri alla strada cercando riprese all’aperto, attori non professionisti e un contatto sempre diretto con la realtà oggettiva dei fatti. Autori come Zavattini, Rossellini, De Sica, con la loro arte ed i loro capolavori fecero la fortuna del cinema italiano, ma lontano dai teatri di posa di Cinecittà. La crisi durò per tutti gli anni ’40: per superare la difficoltà ci volle infatti il contributo americano, in particolare della MGM, che decise di girare a Roma il colossal storico “Quo Vadis? ” (id.,1950). Grazie a questo intervento gli stabilimenti iniziarono nuovamente ad essere popolati da produzioni italiane e statunitensi, ed il lavoro a Cinecittà riprese florido, fino ad arrivare a momenti di splendore a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. I Teatri vennero allora popolati di grandi nomi della cinematografia internazionale, e questo stimolò anche i nostri registi, come Fellini, Visconti, Pasolini, a tornare a girare all’interno del complesso. Il flusso di lavoro divenne allora praticamente costante ed ininterrotto, anche quando la crisi del cinema italiano si fece nuovamente sentire negli anni ’70, ed anche quando la produzione di pellicole statunitensi diminuì notevolmente. Il problema, all’inizio degli anni ’80, è stato risolto con l’affitto degli studi a produzioni televisive, fino alla nuova ondata di costose produzioni che si è verificata in questi ultimissimi anni.
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