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John Woo e la rivoluzione del cinema americano d'azione.

I registi orientali ad Hollywood

I registi orientali ad Hollywood

Negli ultimi anni un discreto numero di registi asiatici, che ad Hong Kong si sono specializzati in cinema d'azione ad alto contenuto adrenalinico, hanno tentato l'avventura "americana". La politica delle Majors hollywoodiane, fin dall’inizio, è stata quella di accogliere questi cineasti per farli esordire con opere di non grandi pretese, con un budget piuttosto ridotto e destinate ad incassi medio-bassi. Si è venuto a creare perciò una sorta di sotto-filone di film d'azione americani, caratterizzati da alto tasso acrobatico ed abbondanza di scene d’arti marziali: pensiamo agli svariati film con Jackie Chan o Jean-Claude Van Damme; proprio con quest'ultimo attore hanno esordito nel cinema americano i due "maestri" del gran cinema d'azione orientale, Tsui Hark e John Woo. Se Tsui Hark, dopo due non esaltanti pellicole quali "Double Team" (id., 1995) e "Hong Kong: Colpo su Colpo” (1997), è tornato in patria ed ha sfornato una perla come "Time and Tide" (2000, da noi ancora inedito), John Woo è riuscito a superare i primi ostacoli ed imporsi all'interno del sistema hollywoodiano. Non sono state poche comunque le difficoltà che Woo ha incontrato agli inizi della sua carriera in terra straniera. I suoi primi due film "americani", "Hard Target" (‘Senza Tregua’,1993) e "Broken Harrow" (‘Nome in codice: Broken Harrow’, 1996) gli sono stati tolti dalla produzione in fase di montaggio, perché il suo stile barocco e mirabolante non era ritenuto adatto al pubblico made in USA; per fortuna il film, interpretato da John Travolta e Christian Slater, si è rivelato un buon successo al botteghino, ed ha garantito al regista una buona dose di libertà creativa per le opere successive. Perciò, se già con le sue opere girate in Asia, Woo era riuscito in qualche modo ad influenzare il cinema americano, tramite il filtro di autori come Quentin Tarantino, ha potuto dirigere un'opera secondo il suo stile e la sua personalissima poetica dell'immagine e del movimento: ecco dunque "Face/Off" (id., 1997), pellicola che può rappresentare un momento cruciale nella storia del cinema d'azione americano, forse ancor più determinante dell'impatto avuto da "Pulp Fiction" qualche anno prima. L’estetica e la ‘danza’ di corpi e pallottole che questo film propone, rompono, infatti, gli schemi del collaudato ma a volte impersonale prodotto commerciale made in Usa. L’azione diventa una danza che mescola ritmi diversi, dall’accelerazione al ralenti, e tutto l’impianto audio-visivo che il cinema offre si mette al servizio dell’interpretazione dell’autore, che nel caso di Woo è barocca e viscerale. Praticamente ogni grande film d’azione successivo a “Face/Off” ha poi dovuto fare i conti con il discorso proposto da questa pellicola: pensiamo ad esempio a “Matrix” (id.,1998), oppure a prodotti di puro intrattenimento come “Charlie’s Angels” (id.,2000). Woo ha poi definitivamente imposto la sua poetica personale con il successivo “Mission Impossibile:2” (id.,2000), che in un certo qual modo estremizza il discorso iniziato dal film precedente, diventando opera quasi esclusivamente basata sul personale impianto visivo del cineasta, anche a scapito di storia ed interpretazione degli attori.
Un’altra pellicola diretta da un regista asiatico e destinata ad imporre il suo tipo di cinema sarà forse “La Tigre e il Dragone” (Crouching Tiger, Hidden Dragon,2000) di Ang Lee: questo film, in un certo senso, va ancora più avanti dei film di Woo, in quanto scavalca definitivamente il concetto di verosimiglianza e scioglie l’azione e la visione dalla logica della realtà. I personaggi sono liberi di combattere e volare, e la grazia e l’efficacia con cui questo viene messo in scena rendono il tutto non tanto plausibile quanto vero, perché vero è, prim’ancora, il presupposto mitico che supporta la storia intera. Il film è prodotto con capitali americani, ma girato in Cina da un autore taiwanese e con attori asiatici:. Anche se il successo di critica e pubblico è già arrivato, non sappiamo poi quanto il sistema hollywoodiano sia disposto a farsi influenzare da un prodotto comunque “straniero”: non dimentichiamoci che, se Woo ha cambiato le regole del cinema d’azione, ha potuto farlo soltanto dal suo interno, e non senza pochi sforzi. Soltanto tra qualche anno sapremo valutare l’impatto che “La Tigre e il Dragone” avrà (o non avrà) portato all’interno di modus operandi così rigido e funzionale.
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