W.E. Edoardo e Wallis - la recensione del film
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W.E. Edoardo e Wallis - la recensione del film
Di solito la regola è questa: non importa se il tuo primo successo è stato una hit pazzesca, per dimostrare che hai talento devi confermare – se non addirittura superare – le aspettative del tuo pubblico. Nel 2008 Madonna ha diretto l’interessante commedia “Sacro e profano”, storia di tre ragazzi travolti dalla frenesia di Londra e in preda a povertà, delusioni amorose e altre calamità naturali. Un’opera deliziosa. Ecco perché attendevamo con ansia questo secondo lungometraggio.
Purtroppo “Edward e Wallis” (in originale “W.E.”) alla fine risulta confusionario e troppo carico di tutto: di immagini, di storia, di minuti in più. A metà strada tra “Possession” (con Gwyneth Paltrow e Aaron Eckhart che bruciano di passione letteraria e amorosa) e “The Hours”, il film di Madonna salta avanti e indietro nel tempo, ripercorrendo le vite di Wallis Simpson e Edward re d’Inghilterra, un personaggio già consacrato cinematograficamente da “Il discorso del Re” (in quel film era interpretato da Guy Pearce). La regista mira a realizzare un biopic non tradizionale e scavare a fondo nell’animo dei suoi protagonisti, riuscendo in parte nel suo intento e contrapponendo al mondo di corte di metà novecento la New York contemporanea. Punto vincente è quello di affidare il pubblico allo sguardo della bella Abbie Cornish, per guidarci verso l’esplorazione del passato. E non stonano alcuni momenti di pura madness, come la sequenza musicale nel bel mezzo di un evento in costume che vede tutti i reali ballare a ritmo di “Pretty Vacant” dei Sex Pistols.
Esagerato da un punto di vista visivo, il film presenta troppi ralenti e una fotografia della Londra degli anni Trenta troppo simile a una pubblicità di cosmetici costosi. Detto questo, lodiamo comunque la carica emotiva utilizzata dalla regista. Le passioni ossessive dei personaggi sono sempre credibili e non c’è dubbio che le protagoniste femminili diano vita a personaggi decisamente interessanti. Peccato che il ritmo del film si blocchi improvvisamente nell’ultima mezz’ora e che abbandoni la strada del biopic sperimentale per trasformarsi più in una cronaca standard degli eventi. L’augurio, comunque, è che la signora Ciccone non molli e continui in futuro a gridare “azione” sui suoi set.
di Pierpaolo Festa
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