Un altro mondo - la recensione del film

Un altro mondo - Locandina
  • Un altro mondo - la recensione del film

    Ci sono film che senza volerlo ti colpiscono nel profondo, ci sono film che a volte sanno parlare ai sentimenti senza necessariamente parlare di sentimenti, ci sono film che sanno di Natale perché hanno il profumo di biscotti anche senza sfornare dolci. La ripetizione della locuzione “Ci sono”, essenziale per ricreare l’atmosfera di “Un altro mondo”, non solo ammicca al monologo iniziale e finale del film, ma costituisce una sorta di dichiarazione di intenti della regia e della sceneggiatura: saremmo prolissi e faremo del nostro meglio per emozionarvi. Se la seconda fosse riuscita, forse i rimproveri riguardo alla prima sarebbero stati meno aspri.

    Ma non tutto è perduto: la storia di Andrea, ragazzo ricco e nullafacente a cui un padre latitante da sempre lascia in eredità un fratellino africano settenne, è di quelle che, data la portata dell’argomento che toccano, la costruzione di una famiglia è qualcosa il cui impatto si può avvertire per kilometri, non riescono a mantenere la centralità del protagonista. Fortunatamente, dunque, Silvio Muccino cede spesso il posto a quel meraviglioso piccino di Michael Rainey Jr. la cui quasi totale ignoranza della lingua italiana non riesce a scalfire la prova di attore in grado, dal profondo del suo sguardo, di riassumere con poco amore, frustrazione, rabbia, paura e goia in tutte le loro sfumature, affidandosi ad un minimalismo istintivo da cui anche la costruzione della storia avrebbe dovuto trarre ispirazione. Forse, però, non è lecito puntare l’intera riuscita di un film su un paio d’occhi nocciola, per quanto espressivi essi possano essere, soprattutto se, mentre si compie il lecito tentativo di svecchiare l’immagine classica della famiglia del Mulino Bianco, si toccano temi come l’integrazione e il razzismo

    A supportare, e anche un po’ a sopportare, Muccino-Andrea e i suoi tentativi di trasformarsi in un vero uomo c’è Isabella Ragonese a cui questa volta è toccato un ruolo fondamentale ma non centrale che, nonstante non somigli alle sue precedenti prove, le calza al punto da farle compiere il miracolo di conferire credibilità e profondità a questa donna suo malgrado costretta a riscoprire in sé energie positive e istinto materno. Il triangolo costituito, non è, in fondo, così male assortito eppure non funziona soprattutto laddove dovrebbe e vorrebbe provocare un’emozione. Nelle scene chiave, che comprendono alcune sequenze in cui è palese il marchio Gabriele Muccino, quella che brilla non è la luce di un sentimento autentico, ma piuttosto il riverbero del neon delle scritte “applausi” che si utilizzavano negli studi televisivi: le sequenze si giustappongono e rincorrono la risata o il pianto, i dialoghi annaspano insieme al protagonista, e spesso anche la coerenza dei fatti viene sacrificata sull’altare della scena madre. Al cuore, però nono si comanda. Il cuore, si sa, è un altro mondo.

    di Valeria Roscioni

TRAMA

A due anni di distanza da Parlami d’Amore , pellicola di cui è stato interprete, regista e sceneggiatore, Silvio Muccino ritorna nelle sale con Un altro Mondo . Si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo... LEGGI TUTTO...

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COMMENTI:
  • Giulia
    sabato 1 gennaio 2011
    ore 23:39
    sono una ragazzza di riccione, sono appena tornata dal cinema, ho visto il vostro film mi ha toccato tanto, in quanto già interessata alle problematiche dell'adozione e dell Africa. Complimenti avete fatto veramente un ottimo lavoro non sto neanche a dirvi che la scena più toccate è quella del letto in cui ciarly dice che infondo la somiglianza c'è! mi è piaciuta molto anche la buona notte del fiorellino che speravo di trovare in internet e invece ancora niente.

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