Tra le nuvole - la recensione del film
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Tra le nuvole - la recensione del film
di Pierpaolo Festa e Ludovica Sanfelice
"Who the fuck am I?" questa è la prima domanda che Ryan Bingham (George Clooney) si pone, guardando lo spettatore dritto negli occhi. Lui è un tagliatore di teste, ma non pensate che sia uno di quelli che se ne va in giro nella giungla, armato di machete. No. Il suo campo di battaglia sono gli uffici. Se vi capitasse di incontrarlo, lo trovereste dall'altra parte della scrivania, con uno sguardo impassibile pronto a dirvi che al posto vostro un tempo si erano seduti imperatori e futuri leader. Poi però vi direbbe anche che siete licenzati, perchè questo è il suo sporco lavoro ed è stato il vostro capo smidollato ad assoldarlo per liquidarvi senza fastidiose conseguenze.

Come può allora Ryan guardarsi allo specchio una volta tornato a casa? E il punto è proprio questo: lui una casa non ce l'ha, tutti i suoi averi entrano in un trolley leggero e maneggevole che non lascia spazio a niente di più pesante di uno spazzolino e due camicie. Ryan passa la maggior parte del suo tempo in business class sospeso in aria tra un licenziamento e l'altro. Forse è proprio questa distanza, messa tra cielo e terra, a consentirgli di non farsi carico di responsabilità zavorranti. Attraverso una panoramica dei cieli delle città più grandi d'America, Jason Reitman ci pilota in "Tra le nuvole - Up in the Air", un'originale fotografia aerea della crisi economica che riflette sulla natura rapace delle grandi società, ma anche e soprattutto una storia sulla solitudine e sull'incapacità di realizzarsi in un legame affettivo.

Il regista di "Juno", realizza una pellicola apparentemente allegra e dinamica, ma il suo retrogusto amaro ci mette poco a rivelarsi. George Clooney non è mai stato così bello e triste. Si tratta di uno dei personaggi più esposti che l'attore abbia mai interpretato. All'inizio si presenta come un uomo che domina il pianeta dall'alto. A poco a poco però viene messa a nudo la fragilità del suo universo compatto, il cui valore è calcolabile in sorrisi compiacenti delle hostess, accessi comodi e senza file, rapporti magari eccitanti ma occasionali, carte di credito golden, ricchi punti fedeltà, e soprattutto il premio massimo: la tessera American Airlines da dieci milioni di miglia che dà accesso ad un club di record-men. Ebbene questo mondo andrà pian piano disgregandosi in un volo perturbato che risveglierà la coscienza di Ryan conducendolo di nuovo al punto di partenza. Questa volta però con un bagaglio vero.

C'è chi perde il lavoro e c'è chi dal lavoro rimane schiacciato. E quando le luci della sala di riaccendono si torna a casa alquanto scossi ma con il desiderio vivo di trovare qualcuno che ci accolga e ci ricordi che la professione è solo un aspetto della nostra vita... Quella di Ryan invece continuerà a volare ancora un po'.
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