The Way Back - la recensione del film
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The Way Back - la recensione del film
Solo un regista dalla carezza paternalistica per l'umanitā tutta come Peter Weir, poteva riuscirci. Realizzare The Way Back utilizzando temi mastodontici non proprio originali - la lotta contro la natura e il rimanere uomini nonostante l'inferno dei Gulag - senza il budget del kolossal e ottenendo comunque un buon film e un credibile affresco collettivo.
Come ci č riuscito Mr. Weir? Partendo dal romanzo di Slavomir Rawicz, Tra noi e la libertā (edito da Corbaccio) - basato su fatti realmente accaduti - e raccontando il viaggio verso la libertā di sette evasi da un Gulag siberiano, capeggiati dall'ufficiale polacco Janusz (Jim Sturgess). Settemila chilometri per la sopravvivenza costituiscono il materiale perfetto per far emergere la complessitā della natura umana nella sua essenza, oggetto privilegiato del lavoro del regista australiano. Stenti, fatica, fame, imparare a investire sul gruppo dopo l'isolamento della prigionia, dove la sfida per la sopravvivenza č singola e non collettiva. Cosa ha salvato quel pezzo di umanitā, cosa potrebbe salvarlo ancora? L'altruismo, il desiderio di libertā, il potere del branco e paradossalmente l'umorismo incarnato dal personaggio di Zoran (Dragos Bucur).
Il regista, come per i primi piani di Truman Burbank in The Truman Show e parafrasando l'atto creativo, intrappola i personaggi restringendo lo spazio nel quale agiscono a discapito dell'azione. Ne emerge un puro distillato di sentimenti autentici ed incredibilmente realistici.
di Alessia Laudati
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