The Ward - Il Reparto - la recensione del film
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The Ward - Il Reparto - la recensione del film
L'ultima decade, John Carpenter l'ha passata nel silenzio quasi assoluto, se escludiamo i due episodi da lui firmati per la serie TV “Masters of Horror”, tra cui il notevole “Cigarette Burns”. Ora, dieci anni dopo “Fantasmi da Marte”, Carpenter torna al cinema con “The Ward”, un'opera che più classica non si può. Sin dall'incipit, il primo di una serie di ammazzamenti ad opera di un misterioso quanto orripilante spettro che infesta un ospedale psichiatrico, si capisce subito che ci troviamo di fronte a un film dell'autore di “Halloween”. Pochi fronzoli, movimenti di macchina controllati ma molto armoniosi, montaggio che evita l'effetto da videoclip che sembra dominare nel cinema del terrore almeno da quando Michael Bay ne è diventato una voce con il suo studio Platinum Dunes. Un'eresia a cui Carpenter, l'esempio più elevato di “onesto mestierante” al punto da sconfinare nell'autorialità, ha tutta l'intenzione di lavare nel sangue.
Non ci sono guizzi particolari, in questo film. “The Ward” non è l'imperdibile capolavoro horror che forse un po' tutti si aspettavano dopo dieci anni di pausa. E con ogni probabilità è per questo che è stato attaccato da più parti dopo il Festival di Toronto. Eppure, Carpenter ha promesso un film old school, e la promessa è stata mantenuta. In ogni suo più piccolo dettaglio, dalle scenografie, alla fotografia, al trucco, “The Ward” pare un film d'altri tempi, come risucchiato in un vortice temporale e strappato dagli anni Ottanta per essere proiettato in una sala nel 2010. Una classicità che, anziché annoiare o suonare nostalgica, cattura e avvince, costringendo lo spettatore a rimanere fino alla fine. E tutto ciò nonostante un twist che, l'avrete letto ormai un po' dappertutto, è facile da anticipare già dopo una mezz'ora. Ma la sorpresa qui conta poco: a contare è un'esecuzione sicura, esperta, e una gestione della suspense e dell'atmosfera che al giorno d'oggi si danno per scontate, ma che non lo sono affatto. In un certo senso, Carpenter è paragonabile a un Hitchcock di fine carriera: quando vediamo “Frenzy” pensiamo “sì, certo, non è 'Gli uccelli', ma ci sapeva comunque fare”. “The Ward” è proprio questo: un film che ci sa fare.
Il cast è fatto di giovani e belle promesse del cinema, tra cui Danielle Panabaker, Lindsy Fonseca e la protagonista Amber Heard, che dimostra una grande capacità di bucare lo schermo. Ma su tutti svetta Jared Harris, ottimo nel ruolo del direttore dell'istituto. Nonostante la tematica horror, nessuno di loro recita sopra le righe, merito anche della direzione di Carpenter, che non ama strafare mai. Una strategia che di sicuro paga, perché in mano a chiunque altro questo film sarebbe stato solo un anonimo prodotto di genere, in mano a lui invece diventa un lavoro solido e piacevole. Per la fortuna degli amanti dell'orrore, la BIM lo distribuirà nelle sale anche da noi. Rimane solamente da sperare che a “The Ward” non seguano altri dieci anni di silenzio: sarebbe un vero peccato.
di Marco Triolo
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