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Serie TV

Parenthood recensione

Una famiglia caotica

Parenthood seconda stagione. Una famiglia numerosa raccontata in toni grossolani non all'altezza delle sottigliezze del family drama

La famiglia scoppia, mentre la televisione riprende. Su Joi arriva la seconda stagione di Parenthood, saga famigliare caotica che vede protagonisti i componenti della stirpe Braverman con un fascio di nervi e problematiche piuttosto crude. La serie non del tutto originale, si basa sull'omonimo film del 1989 diretto da Ron Howard.

Nella prima stagione, Sarah (Lauren Graham), madre single, alle prese con con due figli adolescenti e i pregiudizi che gravano su una disoccupata sentimentalmente molto libera, torna a vivere a casa dei genitori Zeek (Craig T. Nelson) e Camille con i figli Amber e Drew. Nella grande casa dei Braverman senior, stanziata nella libertina California a Berkley,  vivono la sorella Julia, insieme al marito Joel; il fratello Crosby, tutto tatuaggi e sbandieramenti alla libertà; il fratello più grande, Adam, con la moglie Kristina e i due figli Haddie e Max, quest’ultimo colpito dalla sindrome di Asperger.

L’ambientazione claustrofobica, che concentra in un unico spazio una numerosa famiglia con dinamiche e attitudini diverse, rappresenta un buono spunto per un grande affresco di problematiche, volutamente aspre e torbide. Dalla fecondazione assistita alla sindrome di Asperger, passando per adolescenti ribelli e libertini e la reticenza comune dell’intera famiglia a essere tranquilli e ben predisposti verso i consanguinei, creano un ritratto confuso e caotico. La seconda stagione, nonostante i buoni presupposti del finale della prima, ricomincia mettendo in moto micro e macro conflitti. Sarah è sempre senza lavoro, sempre sbandata e il capofamiglia arrogante e convinto della propria autosufficienza. Le premesse per virare verso un ritratto più approfondito c'erano tutte, ma sono ancora enormi le difficoltà di costruire un grande intreccio di fili sottili e dare vita ad un family drama complesso. Il dramma si esprime in una recitazione frenetica, urlata, sempre esasperata e dall’azione vorticosa davanti alla telecamera. Tutti convinti che per dipingere la complessità e la rabbia siano necessarie grida e dialoghi enfatici. Buone le promesse quindi, ma il risultato è una serie piuttosto grossolana e faticosa da seguire fino in fondo, nonostante il successo.

La seconda stagione di Parenthood arriva su Joi a partire dal 13 novembre 2011 alle ore 21.45


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