enlightened Courtesy of HBO
Serie TV

Enlightened, la recensione in anteprima

(Non) ogni cosa è illuminata

La HBO conferma per una seconda stagione un’altra serie con un cast stellare e con Enlightened porta in TV la rinascita. Forse.

Seduta sul water dell’ufficio in lacrime. Rimmel colante e la faccia contratta in una smorfia di rabbia impotente, dolore emotivo e disperazione senza confini. Poi una scenata isterica come solo una donna sa e può fare. Si è subito in media res. Amy è un caso umano da manuale: è andata a letto con il capo senza considerare le ripercussioni professionali e ora ne paga le conseguenze passando da executive per la sezione Salute e bellezza a executive di  quella, a quanto pare non graditissima, di Articoli per l’igiene. In altre parole la multinazionale per cui lavora ha un’etica aziendale a noi sconosciuta.

La scena è di forte impatto ma non dura, altro non è dato sapere, e la voce narrante della protagonista salta ogni sorta di spiegazione, accenna ad un viaggio alle Hawaii alla ricerca della calma interiore, e poi riconduce a Los Angeles riprendendo il filo del racconto con un ritmo in sordina che quasi sembra preparare un crescendo puntualmente disatteso. Amy, infatti, è pronta a riprendere la sua vecchia vita adottando nuovi schemi piuttosto new age e ciò è precisamente quel che farà per tutto il pilot.

Per questo lo straniamento è potente e totale. Da una parte quello che vive sullo schermo è uno stereotipo a tutto tondo in stile donna manager perde il controllo ma ritrova sé stessa, dall’altra non c'è verve come ci si aspetterebbe in una comedy che si prefigga di dar vita a tale canovaccio. Infatti il ritorno nel mondo non è affatto soft e con il suo realismo piatto non genera ilarità in alcun modo, non può, e quasi sembra che non debba anche se non è dato sapere il perché. Il dubbio che si insinua, mentre gli altri personaggi sfilano uno alla volta, però, è che mai verrà svelato l’arcano.

La visione Amycentrica prevale e lascia tutti a guardare senza stimolare alcun tipo di partecipazione attiva, come se la sua illuminazione al momento non fosse in grado di produrre luce. Il cast in grande spolvero sembra allora partecipare ad una serie di scene del tutto slegate tra loro, con Luke Wilson nei panni dell’ex marito drogato e Diane Ladd in quelli della madre del tutto immersa in una negatività esistenziale poco scalfibile, mentre Laura Dern si destreggia con sapienza nel dar vita alla sua Amy con qualche smorfia piuttosto plastica ma mai insopportabile.

Si brancola nel buio di un episodio pilota che non folgora ma che sa tentare mostrando improvvisi spiragli. Non per niente la HBO ha già confermato la serie per una seconda stagione.

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