la maledizione dello scorpione di giada,woody allen Courtesy of Medusa
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E’ nato per fare divertire il mondo, Woody Allen, con quell’inconfondibile fisionomia che sembra non ossidarsi mai, neanche con il passare dei decenni.

Un comico nato

E’ nato per fare divertire il mondo, Woody Allen, con quell’inconfondibile fisionomia che sembra non ossidarsi mai, neanche con il passare dei decenni.

E’ nato per fare divertire il mondo, Woody Allen, con quell’inconfondibile fisionomia che sembra non ossidarsi mai, neanche con il passare dei decenni. E ha fatto il comico da sempre: a quindici anni, già guadagnava più dei genitori scrivendo battute per altri cabarettisti. Poi quelle battute ha iniziato a pronunciarle lui stesso, dapprima di fronte al pubblico dei localini notturni, subito dopo in film caratterizzati da una comicità disarticolata in un caleidoscopio di situazioni assurde che il protagonista, intelligentissimo ma nevrotico, erotomane ma imbranato, si trova a fronteggiare cavandosela sempre per il rotto della cuffia, come nella migliore tradizione slapstick. In “Bananas” diventa, suo malgrado, capo di un instabilissimo staterello sudamericano; in “Sleeper” si risveglia, duecento anni dopo essersi fatto ibernare, in una società basata esclusivamente su tecnologie complesse ed inutili, e le sperimenta con lo stesso masochismo dei grandi comici classici, Keaton, Charlot, Stanlio e Ollio, che affrontavano spesso allegre lotte contro gli oggetti. Come non ricordare l’Orgasmatic, nel quale proprio in “Sleeper” Allen si rinchiude per errore, con conseguenze già trattate in “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere”? A fargli da spalla, spesso, le sue donne, sempre belle e divertenti. Se le è sposate, una dopo l’altra, per lavorarci insieme ma anche per trascorrere accanto a loro la vita borghese che ama tanto: serate di fronte alla TV con birra e polpette, partite degli Knicks, i lunedì sera trascorsi a suonare il clarinetto in un club jazz. Sono Harlene Rosen, Louise Lasser, Diane Keaton, Mia Farrow e oggi, più in disparte dopo i flagori cronachistici di pochi anni fa, l’ex figlia adottiva Soon Yi.
Ispirato da Diane Keaton, nel 1977 Allen pensa e gira “Io e Annie”, quattro premi Oscar fra cui migliore regia e migliore sceneggiatura. Vi inaugura un tipo di commedia romantica in cui l’esuberanza del protagonista viene tamponata dall’aderenza a schemi narrativi più strutturati. Da allora, il suo lavoro si è fatto meno surreale e sempre più gremito di riferimenti al suo variegatissimo background culturale. Vi ricorrono, trasformati in temi ricorrenti e sempre variati, i luoghi e le situazioni più importanti della sua vita: il rapporto con i genitori, l’identità ebraica, Manhattan, naturalmente le donne, la musica ed il cinema stesso. La necessità di porgere un omaggio agli autori da lui più amati, Bergman e Fellini, si attua con una certa pesantezza in film come “Interiors” o “Stardust Memories”, mentre perfettamente riusciti, in bilico fra ironia e nostalgia, sono gli amarcord del cinema classico e delle sue mitologie accettate in modo acritico dagli spettatori di allora, splendidamente simboleggiati da Mia Farrow ne “La rosa purpurea del Cairo”. Allen si diverte anche a riesumare i codici del cinema del tempo che fu: la fotografia espressionista di “Ombre e nebbia”, le atmosfere noir di “Misterioso omicidio a Manhattan”, le coreografie musical di “Tutti dicono I love you”. Anche con “La maledizione dello scorpione di giada”, un film che fin nel titolo sembra un romanzo pulp anni Quaranta, Allen gioca con il cinema del passato diventando, nel 2001, l’ultimo epigono della commedia sofisticata alla Lubitsch, con un uomo ed una donna che battibeccano argutamente dall’inizio alla fine del film ma che in fondo, e noi spettatori già lo sappiamo, sono innamorati. E così, ormai più regista che attore, più filosofo che cabarettista, Allen continua ad esplorare inesausto i territori, evidentemente immensi, della commedia. Con l’invidiabile media di un film all’anno e un successo di pubblico sempre buono, il vecchio Woody si avvia oggi, convulso ed insostituibile critico di sogni e paure dell’uomo medio, verso una terza età probabilmente ancora prodiga di film, musica, cinema e donne catalizzatrici d’ispirazione.
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COMMENTI:
  • adriana
    giovedì 25 ottobre 2001
    ore 0:00
    condivido pienamente, il mondo sarebbe stato più triste e meno piacevolmente complicato... personalmente amo moltissimo anche i più recenti "LA DEA DELL'AMORE" (spassoso) e lo splendido "Harry a pezzi" memorabile la battuta :" NON SIAMO SOLI NELL'UNIVERSO, VUOI DARMI LA COLPA ANCHE DI QUESTO!!!??....
  • adriana
    giovedì 25 ottobre 2001
    ore 0:00
    condivido pienamente, il mondo sarebbe stato più triste e meno piacevolmente complicato... personalmente amo moltissimo anche i più recenti \"LA DEA DELL\'AMORE\" (spassoso) e lo splendido \"Harry a pezzi\" memorabile la battuta :\" NON SIAMO SOLI NELL\'UNIVERSO, VUOI DARMI LA COLPA ANCHE DI QUESTO!!!??....
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