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Adrian Lyne, fa il remake patinato di un bellissimo noir di Claude Chabrol descrivendo il menage di una benestante famiglia americana con tanto di figlio, cane e casa fuori città.
L'amore infedele
Adrian Lyne, fa il remake patinato di un bellissimo noir di Claude Chabrol descrivendo il menage di una benestante famiglia americana con tanto di figlio, cane e casa fuori città.
regia di Adrian Lyne
con Richard Gere, Diane Lane, Olivier Martinez
Per tradire Richard Gere ci vuole un bel coraggio, ma quando in una giornata ventosa a Manhattan ci si trova a inciampare in Olivier Martinez, giovane e ombroso commerciante di libri, allora tutto può succedere. Anche essere infedele al “gigolò” più famoso del mondo.
Adrian Lyne, fa il remake patinato di un bellissimo noir di Claude Chabrol “Stephane, una moglie infedele” (1968) descrivendo il menage di una benestante famiglia americana con tanto di figlio, cane e casa fuori città. Edward e Connie, belli e ricchi, sono sposati da undici anni, hanno un figlio di otto, Charlie, e una vita tranquilla, forse un po’ noiosa, una vita come tante, con le recite della scuola, le aste di beneficenza, le cenette con gli amici. Tutto va avanti finché Connie per caso non incontra Paul o meglio non cade sopra di lui, si sbuccia un ginocchio e sale nel suo affascinante appartamento a Soho. Qui tra libri, sculture, tè marocchini, vecchi mobili (l’appartamento è veramente la cosa più bella del film) si lascia sedurre dal giovane e misterioso Paul. Gli incontri clandestini si infittiscono e Connie sfugge sempre più volentieri ai suoi compiti di mamma e moglie, lasciandosi travolgere dalla passione. Ma Edward non è poi così scemo, e dopo che si vede regalare un improbabile golf azzurrino e osserva la moglie lavare un piatto per 15 minuti con aria sognante, decide di assoldare un detective. Scopre il tradimento e va ad affrontare l’avversario, con conseguenze disastrose, complice una palla di vetro, di quelle con la neve.
Il finale del film rotola via in maniera banale, in fondo «L’amore infedele» è un film già visto troppe volte. Adrian Lyne ci priva anche delle scene erotiche, facendoci rimpiangere le perversioni casalinghe di «9 settimane e mezzo».
I tre attori sono comunque bravi. Convincente Diane Lane che torna sulle scene dopo molto tempo e di nuovo al fianco di Richard Gere (sua partner in «Cotton club» di Coppola, 1984), perfetta nel ruolo di donna non più giovane, avvezza a fare la spesa al market piuttosto che la tigre del materasso: capello leggermente unto e improbabili mises la rendono credibile. Insomma: sul viale del tramonto, ma con qualche cartuccia da sparare. Richard Gere è sempre uguale, splendida montatura d’occhiali e la stessa espressione da vent’anni. Per le fan, una garanzia. Ma il pezzo forte è Olivier Martinez. E’ lui la vera star, bello da calendario, mezzo francese, perché nell’immaginario Usa è lo straniero più sexy. Tutto il giorno non fa altro che aspettare le telefonate di lei per poi rotolarsi ore tra le lenzuola. Ideale. Ventotto anni, barba un po’ lunga e il cappotto portato a nudo sulla pelle. Ma quando mai si inciampa in uno così?
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