Una delle sezioni piu apprezzate e seguite del Torino Film Festival e e#8220;Americanae#8221;, che va alla ricerca, nelle#8217;ambito del cinema americano contemporaneo, di percorsi in grado di rappresentarne le diverse anime.
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Una delle sezioni più apprezzate e seguite del Torino Film Festival è “Americana”, che va alla ricerca, nell’ambito del cinema americano contemporaneo, di percorsi in grado di rappresentarne le diverse anime.
Tra l'America e Genova
Una delle sezioni più apprezzate e seguite del Torino Film Festival è “Americana”, che va alla ricerca, nell’ambito del cinema americano contemporaneo, di percorsi in grado di rappresentarne le diverse anime.
Di Abel Ferrara, di “Hedwig” e della riproposizione di “The last movie” di Hopper abbiamo già parlato nei giorni scorsi, mentre degli attesissimi Lynch e Solondz parleremo a parte. Torna a Torino per proporre la sua ultima fatica anche James Toback, regista indipendente cui lo scorso anno il festival aveva dedicato una interessante e molto seguita personale. “Harvard man”, questo il titolo del suo film, se forse rappresenta un piccolo passo indietro rispetto al precedente “Black and White”, conferma comunque la sue doti nello scrivere grandi dialoghi, nel dirigere cast eterogenei (in questo caso giovane e rampante: Sarah Michelle Gellar, Joey Lauren Adams e Rebecca Gayheart) e la sua attenzione e passione per la musica. Nella storia, ambientata ad Harvard, tra partite di basket truccate, scommesse clandestine, studenti in difficoltà e figlie senza scrupoli di boss mafiosi, fa capolino per la prima volta per Toback anche un uso (per la verità quasi eccessivo) di “effetti speciali” per rappresentare le conseguenze sul protagonista di una dose eccessiva di acidi.
A metà tra il documentario e la fiction sta “Startup.com”, progetto molto interessante di una coppia di registi: l’idea di partenza era di seguire “le magnifiche sorti e progressive” di una società on-line, la govWorks.com, che, nascendo nel momento di massima euforia per le net-stocks, prometteva di fatturare dal nulla decine di miliardi. Con lo scoppio della “bolla” speculativa e la crisi del Nasdaq, però, il film diventa intelligentemente la testimonianza di un fallimento, uno tra i tanti avvenuti nelle società internet nell’ultimo anno e mezzo. La buona idea di “Startup.com” è quella di concentrarsi sui due fondatori della società, per cogliere la lenta modificazione dei loro rapporti interpersonali e il loro investimento emotivo nell’impresa.
“Americana” ha proposto anche tre documentari, tutti accolti con interesse. “Down from the mountain” testimonia di un concerto straordinario, fortemente voluto dai fratelli Coen, che ha riunito tutti i musicisti bluegrass, genere rilanciato proprio da “Fratello, dove sei?” dei Coen. “Public housing” è un lungo e coraggioso documento sullo stato delle periferie di Chicago, centrato soprattutto sulla situazione dei senza casa. “Senorita extraviada” denuncia invece l’incredibile serie di violenze e omicidi su oltre 230 ragazze che dal 1993 continuano ad avvenire a Juàrez, una cittadina messicana al confine con gli Usa, sede di molte “maquilladores”, le zone industriali di esportazione efficacemente raccontate anche da Naomi Klein nel suo “No logo”.
E da “No logo” al G8 di Genova il passo è breve. Tra i momenti più tesi e sentiti di questi giorni di festival c’è infatti senz’altro la proiezione di alcuni filmati sugli avvenimenti dello scorso luglio. Se “Speciale G8” del giornalista Rai Giulio Graglia ha deluso molti, figlio com’è di equivoci e interpretazioni dubbie tipiche di chi si è accostato solo a Genova con il movimento new-global (non chiamatelo anti- né no-global, per favore), ha invece commosso il documento proposto da Giusti, Torelli e Mineo, realizzato con materiale Rai ma anche dei vari media indipendenti presenti a Genova. Pensato come puntata speciale del programma “Stracult”, il filmato è stato sospeso dalla Rai e mai mandato in onda. Alla proiezione hanno assistito, insieme ad un pubblico partecipe e numeroso (tanto da costringere a repliche straordinarie), anche i genitori di Carlo Giuliani, il ragazzo rimasto ucciso nel corso degli scontri.
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