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LE SORPRESE DEL CONCORSO
A inaugurare il concorso lungometraggi è Et rigigt menneske (dogme), del danese Ake Sandgren.

20.11.2001 - Autore: Andrea Nobile
A inaugurare il concorso lungometraggi è \"Et rigigt menneske\" (dogme), del danese Ake Sandgren. Collaboratore del gruppo di registi \"dogmatici\", Sandgren è riuscito a stare dentro le rigide regole del Dogma riuscendo lo stesso a raccontare una parabola dai risvolti fantastici, favolistici. Il film è infatti la storia di P, che allinizio sembra essere solo lamico immaginario di una bambina, Lisa, convinta che P viva dietro la parete della sua cameretta. Un giorno però la casa di Lisa viene demolita e P si ritrova nel mondo reale, ma è in tutto e per tutto come un bambino: dovrà confrontarsi con una società non sempre disposta ad accettarlo e con la sua difficile ricerca di unidentità. Pur scontando diverse ingenuità nella regia del pur esperto Sandgren (al quinto lungometraggio, dopo aver vinto lorso doro a Berlino con un corto), \"Et rigigt menneske\" è un film interessante e originale, che attraverso la favola critica i vizi della società moderna.
La vera sorpresa è però \"Ghost world\", esordio nella fiction dellamericano Terry Zwigoff. La storia racconta dell\'estate post-diploma di Enid e Rebecca. Entrambe ciniche e anticonformiste, le due amiche d\'infanzia decidono di prendere una casa insieme, ma mentre Rebecca è più realista e si trova un lavoro, Enid non sembra in grado di affrontare gli inevitabili compromessi della vita adulta. Le due ragazze si allontanano in particolare dopo che Enid conosce e comincia a frequentare Seymour, un individuo molto più anziano che dà tutta l\'impressione di essere il classico \"sfigato\" e disadattato. Enid però ne intuisce le virtù e instaura con lui una contraddittoria amicizia, riuscendo perfino nell\'impresa di trovargli una donna adatta, evento che complica non poco il loro rapporto.
\"Ghost world\" è un film graffiante, programmaticamente cattivo, ma anche divertente e profondo. Thora Birch affronta, con la parte di Enid, un ruolo non molto diverso da quello che l\'ha resa famosa in American Beauty. Rispetto all\'osannato film di Mendes, però, Zwigoff lascia da parte ogni tentazione autoriale a tutto vantaggio di una critica forse più feroce della famiglia e della società americana. Ispirato all\'omonimo fumetto edito anche in Italia, Ghost world presenta in effetti alcune scene dalla chiara matrice comics, si avvale di una regia intelligente e mai banale e di un cast di ottimo livello (oltre a Thora Birch, ormai una conferma, un grande Steve Buscemi e la promessa Brad Renfro). Da vedere.
\"Amour d\'enface\" è un altro debutto (del francese Yves Caumon), ed è la storia di Paul, che torna dopo molti anni al suo paese natale per assistere il padre morente. Nella sua casa di campagna si incrociano il suo passato, con i suoi vecchi amici e amori, ma anche il suo futuro, ovvero una scelta di cambiamento che sembra obbligata. Anche se interessante per molti versi (l\'analisi interiore del protagonista, le atmosfere rarefatte), \"Amour d\'enface\" risente un po\' troppo di tempi eccessivamente allungati, forse tentativo di testimoniare i ritmi diversi della campagna nei confronti della città.
Negativo, invece, il giudizio su \"Giravolte\", primo dei due italiani in concorso. Esordio di Carola Spadoni, il film è centrato sul suo protagonista, interpretato da Victor Cavallo (da poco scomparso), e si risolve in tre lunghissime scene: un pranzo improvvisato sotto un ponte del Tevere, il mercato di Porta Portese e un bar notturno presso i mercati generali. Il campionario di varia umanità della Roma più povera sembra avere come riferimento, più che Pasolini, Citti; Giravolte sembra appoggiarsi esclusivamente sulle spalle di Cavallo, unico collante di tre episodi distinti e molto diversi anche come risultato (il primo è il peggiore, un po\' meglio il terzo). Un film già visto del quale non si sentiva certo il bisogno.




