Non esiste studio televisivo su cui piovano più querele di quello di Striscia la Notizia così come non esiste autore che porti a casa risultati così eccezionali con cadenza quotidiana. La bilancia gioca a netto vantaggio di una formula che, proprio perché vincente, non si tocca. Ecco come quel satiro beffardo di Antonio Ricci, con l’Auditel in pugno, scavalca a grandi falcate editti bulgari, censure e freni inibitori. E’ lui il vero castigatore della tv pluralista. Lui attraverso il suo speciale “tg” che nella fusione di giornalismo e varietà ha partecipato alla vita del paese dimostrando che è possibile smascherare cialtronate e denunciare casi che hanno dato avvio ad inchieste della magistratura, anche mettendo in piedi un circo di tormentoni, tapiri, imitazioni, gabibbi e veline, o forse proprio grazie a questo.
Oggi Striscia compie vent’anni e, nonostante l’età, è la gallina più in forma del pollaio e continua a scodellare uova d’oro nella fascia oraria ormai più contesa della tv. Il malcostume è una fonte inesauribile e in questo particolare caso garantisce lunga vita. Sprechi, strutture pubbliche allo sfacelo, prepotenze politiche hanno avvicinato la gente quando ovunque c’era solo stanco gossip, e il servizio originale reso da Striscia ha incrociato il gusto del pubblico, ha collezionato record e ha costretto alla rassegnazione le sue vittime rendendo spettacolo strapagato il loro tentativo di lagnanza.
La Mostra della Triennale “Venti di Striscia” e l’omonimo libro pubblicato da Electa intendono ricostruire i quattro lustri della trasmissione e rendere omaggio alla filosofia e al linguaggio che negli anni hanno distinto l’operato di Ricci e della sua banda. 4000 monitor, in cui le puntate della trasmissione rivivono all’interno dello stesso spazio, accolgono i visitatori e li guidano alla scoperta di un universo immateriale costellato di tapiri di poliuretano espanso cui viene riconosciuto un nuovo valore artistico e meta linguistico grazie al contributo di dieci designer contemporanei.
Le celebrazioni dell’anniversario sono occasione per riflettere sul lavoro di un maestro della comunicazione che smontando i meccanismi della televisione ha inventato un nuovo modo di farla e guardarla. L’isterica reazione di Antonio Fazio, allora governatore della Banca d’Italia quando Striscia ha proiettato un tapiro sulla cupola della chiesa di Novara costruita con i fondi massonici; la denuncia delle estorsioni di Vanna Marchi; lo scandalo dell'Operazione Arcobaleno che mostrava saccheggi nel campo di Valona in Albania, e ancora contraffazioni, fondi neri, inciuci e falsificazioni sono ormai pagine di storia di una forma di disobbedienza in miracoloso equilibrio con il mercato mediatico.


Enzo Iacchetti
Ezio Greggio