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Un film con ottimi ingredienti che risulta, alla fine, deludente.

Simone

Simone

Di Andrew Niccol; con Al Pacino, Catherine Keener, Jay Mohr, Winona Ryder.
Usa, 2002

Il regista Viktor Taransky (Al Pacino) si trova in seri guai quando la sua attrice protagonista, Nicola Andres (Winona Ryder) abbandona il set a riprese quasi ultimate; cineasta considerato troppo poco “commerciale” e poco adatto agli standard produttivi hollywoodiani, Viktor viene licenziato dalla sua ex-moglie ed ora suo produttore Elaine (Katherine Keener): l’autore si ritrova perciò senza più un lavoro né una famiglia. Nel momento di maggiore difficoltà arriva però un aiuto inaspettato: un folle ingegnere in fin di vita gli lascia in eredità un software in grado di ricreare un attore (o meglio un’attrice) intermente virtuale. Nasce così Simone, che sostituisce la protagonista e diventa subito una stella del firmamento di Hollywood. Ora però Taransky deve impegnarsi a nascondere la realtà virtuale della sua “scoperta”, e farla passare per una donna in carne ed ossa; la sempre maggiore popolarità di Simone, e perciò l’assedio che la stampa ed i fan iniziano a darle, mettono in seria difficoltà il piano di Viktor, che inizia ad essere travolto dalla sua stessa creazione...

Avete a disposizione i seguenti ingredienti: un regista promettente (Andrew Niccol), autore della sceneggiatura di “The Truman Show” (id., 1998), uno dei film più belli ed intelligenti degli ultimi anni; uno dei più grandi attori degli ultimi trent’anni (Al Pacino) deciso a provare la strada della commedia sofisticata; un cast di supporto (Keener, Mohr, Koteas, Ryder) di prima grandezza; un soggetto dalle potenzialità comiche e filosofiche davvero impressionanti. Serve altro per produrre un bel film? Evidentemente sì, perché altrimenti non riusciremmo a spiegarci il fatto che questo “Simone” è una delle pellicole più deludenti che abbiamo visto negli ultimi mesi. La superficialità con cui la storia si trascina e con cui tutte le possibili implicazioni vengono puntualmente affossate è davvero sconcertante; la sceneggiatura ci ha regalato personaggi assolutamente inconsistenti ed uno sviluppo della trama a dir poco prevedibile, quando non addirittura scontato; anche la regia di Niccol non possiede mai un guizzo od una felice intuizione, ma si limita a filmare gli eventi in maniera accademica. Una particolare nota di biasimo va poi al modo bislacco in cui il film è stato montato. Vorremmo poter dire che gli attori, almeno, si impegnano per risollevare parzialmente le sorti artistiche del film: purtroppo non è così. L’unico ad ottenere un risultato appena accettabile è Al Pacino, che però ha un personaggio che spesso e volentieri nel corso del film scade a livello di pura macchietta, ed il connaturato istrionismo dell’attore non contribuisce certo a migliorare la situazione...
Probabilmente le grosse aspettative che avevamo nei confronti di “Simone” hanno contribuito alla delusione finale: resta comunque il fatto che la pellicola si è dimostrata troppo squilibrata e soprattutto superficiale per rimanere nel cuore e nella testa dello spettatore. Peccato davvero.
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