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Il prestigiatore Sid (Woody Allen) e l'aspirante giornalista Sondra (Scarlett Johansson) ricevono l'inaspettata visita di un fantasma che gli rivela un claomoroso scoop

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Il prestigiatore Sid (Woody Allen) e l'aspirante giornalista Sondra (Scarlett Johansson) ricevono l'inaspettata visita di un fantasma che gli rivela un claomoroso scoop

Si trova “vittima” delle magie del prestigiatore Sid (Woody Allen) l’aspirante giornalista Sondra (Scarlett Johansson) riceve l’inaspettata visita di un fantasma: si tratta dell’appena deceduto Joe Strombel, pluridecorato giornalista che le rivela il suo ultimo, clamoroso scoop: il rampollo di buona famiglia Peter Lyman (Hugh Jackman) potrebbe essere in realtà il “killer dei tarocchi”, assassino che da anni terrorizza Londra strangolando prostitute. Decisa ad ottenere quanto più successo possibile dalla pubblicazione della storia, Sondra si mette ad indagare sull’aitante Lyman, aiutata dallo scettico Sid.  Avvicinandosi sempre più alla sua preda, la ragazza però viene attratta dal fascino irresistibile del ragazzo, fino ad innamorarsene e perdere di vista il suo obiettivo primario. Gli unici a non credere all’innocenza di Peter rimangono allora il prestigiatore e lo svitato fantasma..   Dopo essere stato per decenni un maestro ammirato e studiato, con quest’ultimo film Woody Allen ha perso molto del credito che si era guadagnato con una filmografia che in passato era stata grandiosa. Adesso, ahinoi, non fa che ripetere se stesso con sceneggiature e trovate comiche più che stantie. Nel caso di “Scoop” si concede addirittura il lusso di “fare il verso” al precedente, sopravvalutato “Match Point” (id., 2005), riprendendone alla lontana la storia e ribaltandola in un certo senso in chiave comica. Il risultato è un pellicola sciatta nella confezione (pessimi i costumi), piatta nel ritmo, approssimativa nella regia e nella direzione degli attori. La Johansson conferma di film in film di essere al momento la star più sopravvalutata di Hollywood, accompagnata dalla coppia imbalsamata Allen/Jackman; unico a salvarsi tra i protagonisti Ian McShane, forse perché alla fine è quello che sta meno in scena. L’autore si attacca senza motivo alle curve burrose della sua nuova musa ispiratrice, condendole smorfiette e sorrisini inebetiti che dopo pochi minuti di proiezione si rivelano già insopportabili. Se almeno la sceneggiatura avesse costruito una trama interessante e dei personaggi corposi, forse ciò sarebbe passato in secondo piano: ed invece anche lo script è fragilissimo, senza nessuna verve, e riesce soltanto ad offrire una serie di gags e battute già sentite mille volte, e sempre meglio che in “Scoop”. Anche se non si conosce il genio di Woody Allen sarà difficile apprezzare questa sua ultima fatica. Chi invece ha amato pietre miliari della storia del cinema come “Io e Annie” (Annie Hall, 1977), “Manhattan” (id., 1979), “Radio Days” (id., 1987) o “Ombre e nebbia” (Shadows and Fog, 1991), non potrà resistere al senso di disorientamento che coglie di fronte all’approssimazione di questo lungometraggio. Non sarebbe forse il caso di smettere di girare un lavoro all’anno, e concentrarsi su storie che veramente possono colpire come un tempo? Grandi “vecchi” come un certo Robert Altman potrebbero forse insegnare qualcosa...

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