robert redford,spy game,scrivania Courtesy of ©Medusa
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Una star tra divismo e impegno 'liberal'

ROBERT REDFORD

ROBERT REDFORD

Considerato ormai uno degli ultimi grandi divi della storia del cinema americano, Robert Redford ha invece continuamente cercato di centellinare in maniera calibrata la sua enorme popolarità.

Capace di sottrarsi per lunghi periodi ai riflettori della notorietà, l’attore-regista da sempre ha legato il suo nome ad una serie di film e di iniziative all’insegna dell’ideologia più “liberal” e democratica della società americana.

Dopo gli inizi di carriera verso la metà degli anni ’60, ed il primo successo di pubblico con “A Piedi Nudi nel Parco” (Barefoot in the Park, 1967), Redford si è imposto definitivamente con il mitico personaggio di Sundance Kid in “Butch Cassidy” (Butch Cassidy & the Sundance Kid, 1969) di George Roy Hill, uno dei primi grandi western crepuscolari ed in qualche modo “revisionisti”. Accanto a lui, a formare una delle coppie che sono entrate di diritto nella leggenda del cinema statunitense, il grande Paul Newman.

Il terzetto composto dal regista e dai due divi si ricomporrà quattro anni dopo nel cult-movie “La Stangata” (The Sting,1973), il film che vinse ben sette premi Oscar e che diede a Redford la sua unica nomination come attore.

Capace di saper gestire al meglio le proprie scelte lavorative per proporre un personaggio il più possibile integro e coerente, Redford ha poi interpretato una serie di pellicole che lo hanno imposto come una delle figure più carismatiche e politicamente impegnate ad Hollywood. Soprattutto la lunga e proficua collaborazione con il regista Sidney Pollack opere come “Corvo Rosso non Avrai il mio Scalpo” (Jeremiah Johnson, 1972) e “Come Eravamo” (The Way We Were, 1973), interpretato insieme a Barbra Streisand.

Tra questi due film l’attore ha recitato ne “Il Candidato” (The Candidate, 1972), la storia del giovane avvocato Bill McKay che quasi per gioco si candida alle elezioni per il senato, e quando inizia a capire che può vincere comincia allo stesso tempo a perdere gli ideali per cui credeva di combattere. La pellicola, diretta da Michael Ritchie, ottenne una grossa risonanza all’epoca per i contenuti esplicitamente politici della vicenda, e vinse addirittura l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

L’impegno civile di Redford è testimoniato perfettamente in “Tutti gli Uomini del presidente” (All the President’s Men,1976) film di Alan J. Pakula sullo scandalo Watergate, e “Brubaker” (id., 1980), che incentrava la storia sulla violenza nei carceri americane. Ma il film per cui probabilmente l’attore è diventato una delle icone degli anni ’70 è sicuramente lo straordinario “I Tre giorni del Condor” (Three Days of the Condor, 1975) di Sidney Pollack, thriller in cui giallo ed intrighi politici si mescolano con sapiente perizia.

All’inizio degli anni ’80 Redford ha anche deciso di cimentarsi dietro la macchina da presa, ed il suo esordio come regista è stato uno dei più folgoranti degli ultimi trent’anni: il bellissimo dramma familiare “Gente Comune” (Ordinary People,1980) ha infatti entusiasmato sia la critica che il pubblico, arrivando a vincere ben quattro statuette, tra cui quella per il miglior film ed il miglior regista dell’anno.

Nel corso degli anni l’autore, confermando le ottime premesse dell’esordio, si è dimostrato anche ottimo regista, soprattutto con opere di grande intensità come l’elegiaco “In Mezzo Scorre il Fiume” (A River Runs Through It, 1992) e l’intenso “Quiz Show” (id., 1994), che gli ha fruttato una seconda nomination come miglior regista. Anche la carriera d’attore ha conosciuto altri grandi successi di critica e di pubblico: pellicole come “Il Migliore” (The Natural, 1984), “La Mia Africa” (Out of Africa, 1985), “Pericolosamente Insieme” (Legal Eagles, 1986) e il recente “Spy Game” (id.,2001) hanno definitivamente decretato la longevità e l’affidabilità di Robert Redford sia come star che come figura carismatica del panorama cinematografico americano.
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