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“Un bacio appassionato” esplora un diverso ambiente sociale rispetto al solito cinema di Ken Loach, e racconta dei personaggi con problemi differenti, su questo non c’è dubbio.

Un bacio appassionato

“Un bacio appassionato” esplora un diverso ambiente sociale rispetto al solito cinema di Ken Loach, e racconta dei personaggi con problemi differenti, su questo non c’è dubbio.

Ae Fond Kiss, Inghilterra, 2003;
di Ken Loach; con Atta Yaqub, Eva Birthistle, Shabana Bakhsh, Shamshad Akhtar.

Prima, fondamentale precisazione: la locandina del film lancia “Un bacio appassionato” come una commedia romantica diretta da Ken Loach, sperando di incuriosire con questa svolta “leggera” una precisa fascia di pubblico che aspetta la nuova opera dell’autore di “Terra e libertà” da più di un anno. Niente di più fuorviante. Come nelle migliori opere del regista, spesso si ride durante il film, ma è frutto senz’altro del realismo con cui ogni sua pellicola viene precisamente costruita; la verità che si trova in ogni essa in scena di Loach è fatta anche di attimi di umorismo, di personaggi che riescono a ridere delle proprie disavventure. E’ successo in “Riff Raff”, in “Piovono pietre”, e perfino in “My Name is Joe”, il suo lavoro forse più pessimista e drammatico.
“Un bacio appassionato” esplora un diverso ambiente sociale rispetto al solito cinema, e racconta dei personaggi con problemi differenti, su questo non c’è dubbio; ma voler provare a vedere nel cinema di Loach un’apertura verso una qualcosa ce non gli compete (ancora), beh, questo ci sembra eccessivo. L’equivoco nasce probabilmente dal tono che pervade l’intera pellicola, che è sicuramente meno ficcante e stringente rispetto agli altri lavori del grane cineasta britannico; purtroppo però questo è da annoverare a nostro avviso come difetto del film, non come precisa intenzione di cambiare genere. L’asciuttezza della messa in scena c’è ancora, ma manca un po’ ad “Un bacio appassionato” una spinta ideologica ed emotiva che aveva sempre sostenuto le altre opere dell’autore, anche quelle con minore forza narrativa come “Bread and roses” o “La canzone di Carla”. Qui invece la storiella d’amore tra i due giovani di cultura e religione diversa (cattolica lei, musulmano lui) ha troppo spesso il sapore de già – e meglio – visto. Opere come “East is East” o perfino il sopravvalutato “Sognando Beckham” hanno saputo raccontare meglio, attraverso la lente più consona dell’umorismo esplicito, le differenze esistenti tra i due mondi che convivono. “Un bacio appassionato” invece non vuole essere una commediola semplicistica, ma non possiede neppure la forza necessaria per essere un melodramma a tinte forti, incastrato in una storia che non è padroneggiata dall’autore della sceneggiatura Paul Laverty e forse neppure troppo da Loach. Unico punto a favore del regista de “L’agenda nascosta”, l’innegabile capacità di tirare fuori il meglio da attori non conosciuti o addirittura non professionisti, ed il sapere costruire scene di comune intimità con efficacissimo senso del pudore. Qui infatti i due bravissimi protagonisti danno vita a duetti amorosi e dolci ripicche con una sincerità espressiva inusitata, che si trasforma in solenne intensità nelle scene più difficili. Ed anche quell’happy end un po’ appiccicato, grazie alla loro bravura, risulta più commovente e veritiero di quanto avrebbe dovuto.
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