Quella che sta per concludersi è stata probabilmente una delle annate di cinema più contraddittorie ed insieme stimolanti degli ultimi anni. Da una parte infatti abbiamo ammirato la “rinascita” di alcuni grandi maestri del passato, tornati a raggiungere i massimi livelli della loro personale espressione artistica attraverso pellicole che possono essere senza dubbio annoverate tra i loro capolavori: stiamo parlando prima di tutto di Martin Scorsese e del suo adrenalinico “The Departed” (id., 2006), lungometraggio che a livello puramente formale e narrativo rappresenta un congegno ad orologeria di rara precisione. L’altro autore è il (mai abbastanza) compianto Robert Altman, che con il suo testamento “Radio America” (A Prairie Home Companion, 2006) ci ha regalato la sua opera più delicata e profeticamente funerea. Tra gli altri cineasti che potremmo salutare come “risorti” vale la pena citare anche il graffiante Spike Lee di “Inside Man” (id., 2006) ed il nostro Nanni Moretti, tornato alla sua migliore vena grottesca con “Il Caimano” (id., 2006).
La contraddizione di quest’anno però sta nel fatto che, nonostante una serie di grandi film che difficilmente possono essere attaccati in qualche aspetto della loro realizzazione, a rimanerci maggiormente impresse nella memoria sono invece due pellicole imperfette, spurie, non troppo amate dalla critica e neppure riuscite al botteghino. “Miami Vice” (id., 2006) è infatti un prodotto che in alcuni momenti sembra non riuscire a contenere tutta la materia che Michael Mann ha voluto inserire al suo interno, e si fa quindi strabordante di senso e di immagini; ma proprio questo sovraccarico di cinema lo rende splendido, doloroso, appassionato e soprattutto capace di restituirci tutta la forza che Mann mette in ogni sua creatura. Siamo davvero di fronte al più importante narratore per immagini che il cinema americano ha saputo regalarci nell’epoca contemporanea.
Un altro film che soffre della stessa necessità di raccontare oltre il dovuto è il coraggiosissimo “Lady in the Water” (id., 2006) di M. Night Shyamalan, opera “a tesi” che afferma con straordinaria forza la necessità di un ritorno ad una forma di narrazione e soprattutto di ascolto che siano prima di tutto empatiche; se è vero che in questo caso l’idea di fondo è esplicitamente invasiva rispetto alla vicenda, la “presuntuosa sincerità” di Shyamalan si fonde con un senso della messa in scena che in molti momenti arriva dritta la cuore dello spettatore.
Tra le pellicole europee che invece hanno segnato quest’anno non si può ignorare prima di tutto Perdo Almodovar ed il suo magico “Volver” (id., 2006), opera che coniuga con perfetta sintonia il melodramma passionale caro all’autore con dei rimandi più eterei, quasi fantastici, che impreziosiscono il suo già ammirevole discorso poetico. E non possiamo dimenticare neppure “Il vento che accarezza l’erba” (The Wind That Shakes the Barley, 2006), di Ken Loach, tornato a raccontare con lucidità politica ma soprattutto con passione ed adesione una pagina dolorosa del nostro secolo.
Questo, in una sintesi anche troppo scarna, quello che secondo noi è stato il meglio del 2006 visto al cinema.
Film dell’anno: Miami Vice
Regista: Michael Mann
Interpretazione maschile: Leonardo di Caprio per “The Departed”
Interpretazione femminile: le attrici di “Volver”
Film più sottovalutato: Lady in the Water
Film più sopravvalutato: Il codice Da Vinci
Sorpresa dell’anno: Thank You for Smoking
Film italiano: Nuovomondo



