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Dopo aver raccontato il glam rock degli anni Settanta, Todd Haynes fa un passo indietro nel tempo e dipinge un minuzioso affresco degli anni Cinquanta.

Lontano dal paradiso

Dopo aver raccontato il glam rock degli anni Settanta in “Velvet Goldmine”, Todd Haynes fa un passo indietro nel tempo e dipinge un minuzioso affresco degli anni Cinquanta.

Dopo aver raccontato il glam rock degli anni Settanta in “Velvet Goldmine”, Todd Haynes fa un passo indietro nel tempo e dipinge un minuzioso affresco degli anni Cinquanta con il suo ultimo “Far from Heaven”. L’epoca delle casalinghe sdolcinate, degli elettrodomestici fiammanti, del boom economico, rivive nel film di Haynes nella sua ombra sinistra e claustrofobica: la splendida Julianne Moore (vincitrice a Venezia del Leone d'oro) interpreta una sorridente massaia, tutta marito e famiglia, indaffarata nel preparare feste e nel badare alla casa. Ma dietro l’apparente tranquillità, rosea come i vestiti e le velette di Julianne, la famiglia s’incrina dietro le passioni più innominabili – secondo le intransigenti vedute dell’epoca- scardinando invalicabili tabù: il bel maritino (Dannis Quaid) si fa trovare in atteggiamento amororso in compagnia di un ragazzo, e la mogliettina perde la testa per l’affascinante giardiniere di colore che le occhieggia dal giardino dietro casa.
Il piccolo e perbenista paese americano non approverebbe certo un tale lassismo di costumi, e così Dannis Quaid cerca di “curarsi” con ormoni ed elettroshock, mentre Julianne Moore licenzia l’aitante giardiniere e torna con più impeto all’organizzazione di feste mondane. Ma se per il marito gay c’è comunque una chance, la relazione interetnica è quella più impossibile da accettare e destinata alla recisione, come nel più strappacuore dei melodrammi di Douglas Sirk.
Il film diretto da Haynes (e prodotto da Steven Soderbergh) ci offre un suggestivo e raffinato quadro d’epoca, in cui dietro l’apparente sterilità manieristica, riaffiorano questioni non ancora risolte sul sesso e la razza. Accolto con calore dal pubblico veneziano, “Far From Heaven” è un sofisticato racconto cinematografico con una grandissima Julianne Moore.
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COMMENTI:
  • donne-uomini
    martedì 20 luglio 2010
    ore 10:26
    non sono daccordo con questa recensione. è troppo semplicistico dire che lei strizzava l'occhio all'aitante giardiniere nero. il personaggio di lei dopo anni di frustrazione per il suo rapporto con il marito trova amicizia nel giardiniere e la loro distanza e l'improbabilità del loro rapporto fa si che lei possa confidarsi con lui. l'occhio critico del regista secondo me è puntato più su come nell'america di quegli anni - e forse anche di questi - l'omosessualità di un marito sia più accettabile del tradimento di una moglie, sebbene solo ipotetico e non reale. se poi l'oggetto del tradimento è di colore poi è inaccettabile. l'amica di lei infatti quando sà che il marito è gay e oltre a tradirla l'ha abbandonata le dice "povera cathy", ma quando lei le dice che ha trovato conforto nelle parole del giardiniere, alla sola possibilità di un tradimento con un uomo di colore salta sulla sedia e l'abbandona sola nella stanza.
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