Per festeggiare le nozze d’argento dei genitori, una famiglia che viaggia in camper decide di attraversare il deserto del New Mexico diretta in Sud America.
La zona in cui i malcapitati si trovano a passare è stata in passato terreno di sperimentazione da parte del governo per quanto riguarda la potenza distruttrice dell’energia atomica.
Quando il camper si schianta contro una roccia, il gruppo si ritrova solo in mezzo al deserto. O meglio, crede di essere solo…
Remake più o meno aggiornato di uno dei primi cult-movie diretti da Wes Craven, questo “Le colline hanno gli occhi” è l’ultimo arrivato di questo apparentemente interminabile filone di rifacimenti dei prestigiosi horror degli anni ’70 americani.
La regia e la sceneggiatura sono stavolta state affidate al francese Alexandre Aja, che qualche anno fa aveva ottenuto un notevole successo di pubblico con “Alta tensione” (Haute Tension, 2003), pellicola a nostro avviso assolutamente sopravvalutata.
Nel riproporre al pubblico questa storia dalla forza narrativa piuttosto esile, Aja non riesce a creare un intreccio narrativo che possa interessare più di tanto, e nella prima parte del film produce quindi uno spettacolo decisamente povero sia di contenuti che a livello puramente visivo: i personaggi sono appena abbozzati, la logicità di situazioni ed eventi è del tutto pretestuosa, troppo bassa anche per un prodotto di genere come questo.
Sconclusionato, addirittura irritante nel primo tempo, “Le colline hanno gli occhi si riprende decisamente nella seconda, quando si passa all’azione e non c’è più bisogno di caratterizzare le figure in scena e le loro psicologie. Aja allora dimostra una certa padronanza del mezzo cinematografico ed un discreto gusto nella scelta di una messa in scena azzeccata in ambientazioni e scenografie; il ritmo del film aumenta decisamente, e vengono sfruttate meglio tutte le implicazioni inquietanti dello spunto iniziale.
Lungometraggio discontinuo ma di un certo impatto estetico, questo “Le colline hanno gli occhi” conferma a nostro avviso che Alexandre Aja ha delle potenzialità all’interno del genere, ma che deve ancora esprimerle con pienezza. Buon creatore di atmosfere angosciose, il regista non ha però la capacità di costruire buone storie con cui sorreggere la propria personale idea di messa in scena – difetto che aveva già appunto “Alta tensione”. Anche questo film quindi rimane un’opera compiuta solo a metà, capace però di testimoniare i limitati progressi del suo realizzatore. Visto il discreto successo commerciale, aspettiamo il prevedibile seguito…


Alexandre Aja


giovedì 21 settembre 2006
ore 1:04
mercoledì 30 agosto 2006
ore 13:46
mercoledì 30 agosto 2006
ore 13:46