Sulla falsariga del successo inaspettato del ben più efficace e coinvolgente “Seabiscuit” (id., 2003), ecco arrivare sui nostri schermi un’altra storia di redenzione e rinascita legata metaforicamente alle vicende di un magnifico cavallo. Il risultato non è neppure lontanamente paragonabile al melodramma di Gary Ross, in quanto questo “Dreamer” rispetto al precedente non possiede un sottotesto doloroso e non rimarginato come la Grande Depressione americana. In questo esordio alla regia dello sceneggiatore John Gatins ci troviamo di fronte ad una sequenza di sentimentalismo vagamente retorico, che non aggiunge nulla di nuovo o di diverso a quanto visto già parecchie volte in molti film sportivi. La poca esperienza del regista si rivela poi in una scelta che appare purtroppo esagerata, e cioè quella di costruire il film tutto intorno alla piccola neo-star Dakota Fanning: l’attrice è magnetica e decisamente brava a recitare, ma se sovraccaricata di primi piani ad effetto non riesce a dissimulare la furbizia dell’operazione che vuole adoperarla per estorcere allo spettatore un sentimentalismo piuttosto “facile” e scontato. C’è però anche da dire che equilibrare tale scelta con un cast di supporto imbolsito come Kurt Russell, Elizabeth Shue e Kris Kristofferson non aiuta certo il film: meglio il “cattivo” David Morse e il giovane ma promettente Freddy Rodriguez.
Pellicola di modesta qualità a livello di contenuti, “Dreamer” ha anche il difetto di una messa in scena a tratti sovraccarica, come ad esempio dimostrano le ridondanti musiche di John Debney. La ricerca continua dell’effetto melodrammatico a tratti sembra addirittura spasmodica, e ciò a scapito dell’equilibrio narrativo e della lucidità di realizzazione. Un film troppo “costruito” per commuovere, quindi impossibilitato ad esprimere sincerità.


Kris Kristofferson
Kurt Russell
Dakota Fanning


lunedì 2 ottobre 2006
ore 2:30